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martedì, 19 febbraio 2008
GRAZIE FIDEL
fidel“Non ambisco ne' accettero', ripeto: non ambisco ne accettero' la posizione di presidente del Consiglio di Stato e comandante in capo"
 
Non è il socialismo perfetto, non è il socialismo che vorremmo; senza l’embargo criminale attuato dagli USA e dai suoi servi adesso probabilmente racconteremmo un’altra storia, un’altra rivoluzione. Di certo non è quella menzogna ipocrita che dalle nostre parti viene spacciata per democrazia e libertà. Democrazia per chi? Libertà di fare cosa?
 
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE 
 
f6f2f1f3

f4

*

postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 19, 2008 12:46 | Link | commenti (3)
categoria:politika, culture, rivoluzioni
domenica, 10 febbraio 2008
SI AL BOICOTTAGGIO DELLA FIERA DEL LIBRO
palestina
982 BAMBINI PALESTINESI SONO STATI UCCISI DAI SOLDATI ISRAELIANI DAL 29 SETTEMBRE 2000. NIENTE PIU’ LIBRI PER LORO, NE’ SCUOLE, NE’ GIOCHI.
*
I DATI DELL'INTIFADA PALESTINESE 28/9/2000 - 1/12/2002
da
www.palestinemonitor.org

Palestinesi uccisi (1): 2.056 morti, inclusi 182 attacchi assassini/esecuzioni extragiudiziali (violazione grave della 4° Convenzione di Ginevra e come tali considerati crimini di guerra);
389 pari al 19% minori (= 17 anni); almeno 85% civili; 433 uccisi da armi pesanti; 1199 uccisi da munizioni leggere. Non sono state effettuate indagini, concedendo immunità agli israeliani e permettendo loro di agire al di fuori della legge.(2)

Palestinesi feriti: 41.000 (3) Cisgiordania (4): 35,7% minori; 32,4% da munizioni leggere; 64,9% nella parte superiore del corpo; 39% di grado moderato-severo (16673 casi al 28-02-02).
Striscia di Gaza (5): 20% minori; 37% da munizioni leggere; 60% alla parte superiore del corpo (circa 6000 casi al 6-03-02); più di 7.000 minori feriti.(6)

Disabilità permanenti una stima di 2.500 (7) fra cui 500 minori.(8)

Attacchi al personale medico e a servizi di emergenza:
15 medici/infermieri/autisti uccisi nel compimento del loro dovere (di cui 1 tedesco) in conseguenza dell'apertura del fuoco contro ambulanze o bombardamenti di aree residenziali.(10)
180 tecnici dell'emergenza medica del PRCS feriti.
95 operatori di prima assistenza dell'UPMRC feriti (compresi due medici).
25 ambulanze del PRCS distrutte;
197 attacchi a ambulanze del PRCS con munizioni leggere, pallottole di gomma e/o pietre scagliate da coloni israeliani.
432 casi di accesso vietato alle ambulanze del PRCS all'altezza dei blocchi stradali.
70 operatori e volontari dell'emergenza arrestati dalla data del 29 marzo.
Durante la lunga invasione nel marzo-aprile del 2002,(11) gli operatori dell'UPMRC furono fermati, detenuti, e bloccati almeno tre volte al giorno, fin dall'aprile del 2002 le cliniche mobili sono state fortemente ostacolate.
71 palestinesi sono morti a causa dell'impedimento all'accesso alle cure sanitarie di emergenza o ai trattamenti di disturbi cronici.

Attacchi agli ospedali
Bombardamento dell'ospedale francese (Bethlehem), danni stimati in $ 25.000,(12)
Ospedale Al Hussein (Behtlehem).(13)
Munizioni leggere sparate agli ospedali di Beit-Jala, A-Dibs, Ospedale francese di Bethlehem.(14)
Ospedale Al Alia di Hebron in tre occasioni,(15) Ospedale Al Yamama di Bethlehem, bombardamento dell'Ospedale Maternità del PRCS a Ramallah e dell'Ospedale generale di Ramallah; (16) accesso vietato all'Ospedale Khalid di Ramallah per diversi giorni; (17) attacco di coloni all'Augusta Vittoria di Gerusalemme, colpi di arma da fuoco contro il personale di sicurezza (fucili automatici).(18)
Durante la lunga invasione nel periodo marzo-aprile del 2002 un grande numero di ospedali e di cliniche mediche sono state attaccate in tutta la Cisgiordania.

Giornalisti
7 reporters palestinesi uccisi, 1 giornalista italiano ucciso, 75 giornalisti feriti.
167 giornalisti aggrediti dai soldati israeliani, bastonati, arrestati, equipaggiamenti confiscati o distrutti, 5 giornalisti palestinesi arrestati e attualmente in detenzione amministrativa.
Almeno 20 centri stampa bombardati, vandalizzati o danneggiati.(19)
31 Marzo 2002: Ramallah e El Bireh dichiarati aree militari chiuse per impedire l'entrata dei giornalisti e per costringere i giornalisti presenti ad abbandonare immediatamente l'area.
Aprile 2002: l'Associazione internazionale della stampa dichiara la Cisgiordania il secondo posto a più alto rischio per il lavoro dei giornalisti dopo l'Afghanistan.
Tipo di munizioni utilizzato proiettili: da 5.56 mm (calibro 223), da 7,02 mm, da 9 mm, calibro 50, 500 mm, 800 mm, proiettili di acciaio ricoperti di gomma, di plastica. Missili, carri armati, jets F-16

Rioccupazione e incursioni.
Rioccupazione delle aree A (prima della grande operazione militare israeliana nel marzo-aprile e giugno 2002): casi più gravi: Bethlehem (10 giorni), Jenin (40 giorni), Ramallah e El Bireh (20 giorni), Tulkarem, Qalqilya.

Invasioni nelle aree a: Beit Rima, Deir Ghassana, Beit Lahia.
Febbraio-marzo 2002: Sharon lancia attacchi contro i campi dei rifugiati palestinesi in Cisgiordania. Campo Balata (Nablus) viene attaccato con particolare violenza. 180 palestinesi, in prevalenza rifugiati, uccisi nell'arco di due settimane (28 febbraio-12 marzo) Gravi distruzioni e danneggiamenti alle proprietà private.

29 marzo- 1 maggio 2002: tanks israeliani invadono tutte le maggiori città in Cisgiordania ad eccezione di Hebron e Gerico. Le città sono sottoposte al coprifuoco 24 ore su 24 , il personale medico e le ambulanze sistematicamente attaccate, atti di vandalismo e gravi distruzioni a infrastrutture civili, almeno 260 palestinesi uccisi. Proteste internazionali, il delegato speciale UN dichiara che gli avvenimenti in Jenin sono stati "orrendi oltre ogni immaginazione" e "moralmente ripugnanti".(21)

19 giugno : il governo israeliano lancia una seconda invasione su larga scala in tutte le città e villaggi della Cisgiordania (ad esclusione di Gerico). Completa rioccupazione della Cisgiordania.

Negli ultimi due mesi 2 milioni di palestinesi sono stati sottoposti a coprifuoco 24 ore su 24

Blocchi e coprifuoco
Blocchi e assedi interni:
120 check points israeliani in Cisgiordania e a Gaza. Questi, insieme ai blocchi stradali dividono la Cisgiordania in 300 zone separate e la striscia di Gaza in 3 zone separate.
Blocchi interni di grado severo: Cisgiordania 66% dei giorni;
blocchi interni parziali: Cisgiordania 34%, Gaza 94% dei giorni.(22)

I blocchi causano problemi umanitari come scarsità di acqua e di gas. Altri esempi: I residenti di Al Mawasi contrassegnati con un numero, in modo che l'esercito israeliano possa permettere loro solo minimi movimenti entro e fuori l'area. Porte elettriche erette a al Sifa, per permettere ai residenti il passaggio solo dalle 7 alle 9 am e dalle 3 alle 5 pm.
Maggio 2002: Il governo di Israele introduce un nuovo regime di permessi personali e rende impossibile il movimento fra le città palestinesi della Cisgiordania Inizio della costruzione di palizzate fra Israele e la Cisgiordania.

Blocchi esterni:
Cisgiordania e Gaza isolate dal resto del mondo. L'aeroporto internazionale di Gaza chiuso fin dal febbraio del 2001; passaggi protetti fra Gaza e Cisgiordania chiusi fin dall'ottobre 2000 (gli accordi di Oslo vietavano tali chiusure); frequenti chiusure del ponte sul Giordano, dei confini con l'Egitto (ingresso di Rafah), ingressi in Israele (attraversamenti di Al-Mintar e Beit Hanoun). Fin dall'inizio di marzo del 2002 l'esercito israeliano ha ripetutamente invaso aree sotto il controllo palestinese e sottoposto città e villaggi a prolungati coprifuoco.

Palestinesi arrestati e detenuti da parte dell'autorità israeliana.
Si stima che a cominciare dal 29 marzo 2002, 15.000 palestinesi siano stati imprigionati, di questi 6.000 sono tutt'ora detenuti. Di questi 1.700 sono sotto detenzione amministrativa,(23) il che significa che essi non hanno subito un processo e che sono imprigionati senza che nei loro confronti sia stata elevata un'accusa. 350 minori trattenuti nelle prigioni e nei centri di detenzione di Israele e della Cisgiordania. Di questi, circa 30 sono in detenzione amministrativa. (24) Molti dei prigionieri sono sottoposti a tortura e non ricevono un' adeguata assistenza medica.

Danni a proprietà
Attacchi ad aree residenziali (punizioni collettive)
Durante i primi 15 mesi dell'intifada i danni materiali ammontavano a 305 milioni di US$.(25) Durante l'invasione in marzo-aprile l'esercito israeliano ha distrutto e saccheggiato proprietà per un valore di 361 milioni di US$.(26)
Dall'inizio dell'intifada fino al febbraio 2002: i bombardamenti e le demolizioni hanno distrutto 720 case completamente, ne hanno danneggiate 11.553.
Cittadini coinvolti 73.600.(27)

30 moschee, 12 chiese,(28) 134 pozzi,(29) cimiteri, 34.606 alberi di olivo e di frutta sradicati,(30) 11.624 dunums di terreno confiscate, (31) 14.339 dunums di terreno bulldozed o bruciate.(32)
Durante l'invasione di marzo-aprile: 881 case distrutte, 2.883 case nei campi di rifugiati danneggiate, popolazione coinvolta 22.500 cittadini che abitavano nelle loro case.(33)

Striscia di Gaza: più di 601 case completamente demolite, approssimativamente 16.000 dunums /16 milioni di metri quadrati di terreno, in prevalenza a uso agricolo spianati dall'esercito israeliano.(34)

Servizi scolastici
(punizioni collettive) 850 scuole temporaneamente chiuse, 8 scuole trasformate in acquartieramenti militari, 185 scuole bombardate e incendiate; 11 scuole completamente distrutte, 9 vandalizzate, 15 utilizzate come centri di detenzione o baraccamenti militari.
132 studenti palestinesi uccisi e 2.500 feriti negli spostamenti da e per le scuole. 1.135 giorni di scuola perduti a causa degli attacchi israeliani.(35)
Durante la lunga invasione nel Marzo-Aprile 2002 54.730 sessioni di insegnamento al giorno perdute per la completa chiusura delle classi.

Condizioni economiche
(punizioni collettive) Perdite complessive di reddito dell'economia palestinese fra i 3.3 e i 10 miliardi di US $ (solo reddito, non sono compresi i costi della distruzione di proprietà pubbliche e private).
Perdite giornaliere domestiche: 6,0-8,6 milioni di US $ per giornate lavorative.
Totale delle perdite di reddito da salario: 59,4 milioni di $
Disoccupazione: Gaza 67%; Cisgiordania 48%
75% dei palestinesi vive sotto la soglia di povertà (meno di 2$ al giorno): 84,6% a Gaza e 57,8% in Cisgiordania.(36)
Le perdite economiche costringono il 69% delle aziende palestinesi o a chiudere o a ridurre la produzione.(37)
51% di riduzione nel GNP ( PIL?).(38)
Israele impedisce a 125.000 palestinesi di andare a lavorare.(39)
La Banca mondiale stima che nel caso di una soluzione del conflitto e della abolizione del coprifuoco occorreranno almeno due anni all'economia palestinese per riportare il livello di reddito pro capite ai valori di prima dell'intifada.(40)

Risoluzioni e rapporti delle UN:
che condannano Israele per l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza contro civili palestinesi e rifiuto di aderire alle leggi internazionali
(per dettagli consultare
www.on.org)

7 maggio 2002: Assemblea Generale UN, 10° Sessione Speciale su Emergenza.
Risoluzione ES-10/10: condanna gli attacchi commessi da Israele contro il popolo palestinese, particolarmente nel campo rifugiati di Jenin e condanna anche il rifiuto di Israele di cooperare con il gruppo di accertatori dei fatti del Segretario Generale al CR di Jenin. Richiesta a Israele di rimuovere tutti gli ostacoli al lavoro delle organizzazioni umanitarie e delle agenzie UN nei Territori palestinesi occupati.

19 aprile 2002 : risoluzione del Consiglio di Sicurezza n° 1402: richiesta a Israele di ritirare le sue truppe dalle città palestinesi
30 marzo 2002: Commissione UN per i Diritti Umani condanna Israele per le uccisioni di massa di palestinesi, biasima Israele per le "gravi violazioni" delle leggi umanitarie e afferma il legittimo diritto del popolo palestinese a resistere all'occupazione israeliana.

20 dicembre 2001: Assemblea Generale chiede di fermare le violenze, l'applicazione del Rapporto Mitchell, riafferma l'applicabilità della 4° Convenzione di Ginevra;
6 dicembre 2001: 114 firmatari della IV Convenzione di Ginevra, rilasciano una dichiarazione di condanna di Israele per l'uso indiscriminato e sproporzionato della violenza e chiedono a Israele di rispettare le leggi internazionali umanitarie

3 dicembre 2001: Assemblea Generale vota 6 risoluzioni che criticano Israele su "stato di Gerusalemme, insediamenti israeliani illegali, diritti inalienabili del popolo palestinese all'autodeterminazione.
23 novembre 2001: Commissione UN contro la tortura, condanna le pratiche israeliane

7-13 novembre 2000: Mary Robinson, Commissaria UN per i diritti umani visita i territori palestinesi occupati. In seguito a ciò raccomanda di istituire una presenza di monitoraggio internazionale nei Territori palestinesi occupati.
20 ottobre 2000: Assemblea generale UN , 10° sessione speciale su Governi esteri: commenti su Israele Emergenza
19 ottobre 2000: UN Commissione sui diritti umani, 5° sessione speciale
11-15 ottobre 2000: Rapporto speciale alla Commissione sui diritti umani nei territori palestinesi occupati.

7 ottobre 2000: Risoluzione del Consiglio di Sicurezza UN n° 1322: deplora la provocazione messa in atto a Al-Haram Al Sharif in Gerusalemme il 28 settembre 2000, invita Israele a attenersi ai suoi obblighi legali e responsabilità secondo la 4° Convenzione di Ginevra

Altri commenti internazionali:
agenzie internazionali che condannano Israele o chiedono l'arresto delle violenze:
Medici per i diritti umani (USA e Israele)
Rete Euro-Mediterranea dei diritti umani (EMHRH) -Danimarca
Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH) - Parigi
Comitato Internazionale Giuristi (ICJ) - Svezia
Human Rights Watch - New York
Amnesty International
Comitato internazionale della Croce Rossa

Leggi internazionali e Risoluzioni violate:
Risoluzioni 242 e 338 UN, 4° Convenzione di Ginevra; Hague Regulations
boycott
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 10, 2008 18:43 | Link | commenti (3)
categoria:guerra, politika, culture, antifascismo, sfruttamento, razzismo, repressione, rivoluzioni
sabato, 09 febbraio 2008
COSI’ PARLO’ LA COMUNE DI PARIGI
comu1“Noi siamo atei perché l'uomo non sarà mai libero, finch'egli non avrà scacciato Dio dalla sua intelligenza e dalla sua ragione.
Prodotta dalla visione dell'ignoto, creata dall'ignoranza, aiutata dall'intrigo, e subita per stupidità questa nozione mostruosa di un essere, di un principio all'infuori del mondo e dell'uomo, tesse la trama di tutte le miserie, nelle quali è caduta l'umanità, e forma l'ostacolo principale alla sua liberazione. Fin tanto che la visione mistica della divinità oscurerà il mondo, l'uomo non potrà né conoscerlo né possederlo; invece della scienza e della felicità, non ci troverà che la schiavitù della miseria e dell'ignoranza.
Ed è in grazia di questa idea d'un essere che è superiore al mondo e che lo regge, che si sono prodotte tutte le forme di schiavitù morale e sociale: religioni, dispotismo, proprietà, caste, sotto le quali geme e sanguina l'umanità.
Scacciar Dio dal dominio della conoscenza, espellerlo dalla società, è legge necessaria per l'uomo, se vuole arrivare alla scienza, se vuole realizzare la vittoria della rivoluzione.
Bisogna negare quest'errore, genesi di tutti gli altri, ché per esso da tanti secoli l'uomo è represso, incatenato, spogliato, martirizzato.
Che la Comune sbarazzi l'umanità di questo spettro delle miserie passate, di questa causa delle miserie presenti.
Nella Comune non c'é posto per il prete: ogni manifestazione, ogni organizzazione religiosa deve essere bandita”.
*dal Manifesto dei proscritti de "La Comune rivoluzionaria"; Londra, giugno 1874 comunardi
 
1. Occorre riprendere lo studio del movimento operaio classico in maniera disingannata, e disingannata, prima di tutto, per quanto riguarda i suoi eredi politici o pseudoteorici, poiché essi non possiedono che l’eredità della sua disfatta. Il successo apparente di questo movimento è l’insieme delle sue disfatte fondamentali (il riformismo o l’installazione al potere di una burocrazia statale) e le sue sconfitte (la Comune e la rivolta delle Asturie) sono, a tutt’oggi, i suoi successi aperti, per noi e per l’avvenire.
2. La Comune è stata la più grande festa del 19° secolo. Alla base di essa si trova la convinzione degli insorti di essere divenuti padroni della loro propria storia, non tanto al livello della decisione politica “governativa”, quanto invece a livello della vita quotidiana, in quella primavera del 1871 (per esempio il gioco di tutti con le armi; il che significa giocare con il potere). E’ anche in tal senso che bisogna capire Marx: «la più grande misura sociale della Comune è stata la sua esistenza in atto».
3. La frase di Engels: «Considerate la Comune di Parigi. Era la dittatura del proletariato» deve essere presa sul serio, come base per mostrare ciò che non é la dittatura del proletariato in quanto regime politico (le differenti forme di dittatura sul proletariato, in suo nome).
4. Tutti hanno potuto muovere delle giuste critiche alle incoerenze della Comune, alla mancanza palese di un apparato. Ma poiché noi siamo oggi convinti che il problema degli apparati politici sia molto più complesso di quanto non pretendano gli eredi dell’apparato di tipo bolscevico, é tempo di considerare la Comune non solo come primitivismo rivoluzionario passato di cui si superano tutti gli errori, ma come un’esperienza positiva di cui non si é ancora ritrovata e compiuta tutta la verità.
5. La Comune non ha avuto capi. E questo in un periodo storico nel quale l’idea che fosse necessario averne dominava completamente il movimento operaio. Così si spiegano, prima di tutto, le sue sconfitte e i suoi successi paradossali. Le guide ufficiali della Comune erano degli incompetenti (se si prende, come riferimento, il livello di Marx, o anche di Lenin e persino di Blanqui). Ma in compenso, gli atti “irresponsabili” di quel momento sono precisamente da rivendicare per il seguito del movimento rivoluzionario del nostro tempo (anche se le circostanze li hanno limitati quasi tutti allo stadio distruttivo - l’esempio più conosciuto é l’insorto che dice al borghese sospetto, che afferma di non essersi mai occupato di politica: «E’ proprio per questo che ti uccido»).
6. L’importanza vitale dell’armamento generale del popolo è manifestata, praticamente e teoricamente, dall’inizio alla fine del movimento. Nell’insieme, non si è rinunciato, in favore di distaccamenti specializzati, al diritto di imporre con la forza una volontà comune. Il valore esemplare di questa autonomia dei gruppi armati ha il suo rovescio nella mancanza di coordinazione: il fatto di non avere, in nessun momento, offensivo o difensivo, della lotta contro Versailles, portato la forza popolare a livello dell’efficacia militare; ma non si deve dimenticare che in Spagna la rivoluzione, e infine la guerra, sono state perdute in nome della trasformazione in “esercito repubblicano”. Si può pensare che la contraddizione tra autonomia e coordinazione dipendesse, in larga misura, dallo sviluppo tecnologico dell’epoca.
7. La Comune rappresenta, fino ad ora, la sola realizzazione di un urbanismo rivoluzionario, poiché essa ha attaccato, nella pratica, i segni pietrificati dell’organizzazione dominante della vita, riconoscendo lo spazio sociale in termini politici, rifiutandosi di credere che un monumento possa essere innocente. Coloro che riconducono questo aspetto ad un nichilismo da sottoproletari, all’irresponsabilità delle incendiarie, devono, in contropartita, confessare tutto ciò che essi considerano positivo, da conservare, nella società dominante (si vedrà che é praticamente tutto).
8. Più che dalla forza delle armi, la Comune di Parigi é stata vinta dalla forza dell’abitudine. L’esempio pratico più scandaloso é il rifiuto di ricorrere al cannone per impadronirsi della Banca di Francia, mentre c’era un così grande bisogno di denaro. Durante tutto il periodo in cui la Comune ha tenuto il potere, la banca é rimasta un’enclave versagliese dentro Parigi, difesa da qualche e fucile e dal mito della proprietà e del furto. Le altre abitudini ideologiche sono state estremamente nocive a tutti gli effetti (la risurrezione del giacobinismo, la strategia disfattista delle barricate in ricordo del ’48, ecc.).
9. La Comune mostra come i difensori del vecchio mondo beneficino sempre, per un aspetto o per l’altro, della capacità dei rivoluzionari; e soprattutto di coloro che pensano la rivoluzione. E precisamente là dove i rivoluzionari pensano come loro. Il vecchio mondo mantiene così delle basi (l’ideologia, il linguaggio, i costumi, i gusti) nello sviluppo dei suoi nemici, e vi si inserisce per riguadagnare il terreno perduto. (Solamente il pensiero in atto, naturale per il proletariato rivoluzionario, gli sfugge una volta per tutte: la Corte dei Conti é bruciata). La vera “quinta colonna” è nello spirito stesso dei rivoluzionari.
10. L’aneddoto degli incendiari che negli ultimi giorni erano andati per distruggere Nôtre Dame, e che si erano scontrati con il battaglione degli artisti della Comune, é ricco di senso: è un buon esempio di democrazia diretta. Esso mostra anche, più oltre, i problemi ancora irrisolti nella prospettiva del potere dei Consigli dei lavoratori. Quegli artisti, unanimi, avevano ragione di difendere una cattedrale in nome di valori estetici permanenti, e in definitiva, in nome dello spirito dei musei, quando altri uomini volevano quel giorno accedere all’espressione di se stessi, traducendo, con la demolizione della chiesa, la propria sfida totale ad una società che, con la sconfitta della Comune, si accingeva a respingere tutta la loro vita nel nulla e nel silenzio? Gli artisti della Comune, comportandosi da specialisti, si trovavano già in conflitto con una manifestazione coerentemente estremista della lotta contro l’alienazione. Bisogna rimproverare agli uomini della Comune di non aver osato rispondere al terrore totalitario del potere con l’impiego della totalità delle loro armi. Tutto induce a credere che i poeti che hanno tradotto in quel momento la poesia sospesa nella Comune siano stati fatti sparire. La massa degli atti incompiuti della Comune fa sì che divengano “atrocità” le azioni abbozzate, e che i ricordi siano censurati. La frase «coloro che fanno delle rivoluzioni a metà non fanno che scavarsi una tomba» spiega anche il silenzio di Saint-Just.
11. I teorici che restituiscono la storia di questo movimento adottando il punto di vista onnisciente di Dio, hanno gioco facile nel mostrare che la Comune era oggettivamente condannata, che essa non aveva possibilità di sbocco. Non bisogna dimenticare che, per coloro che hanno vissuto l’avvenimento, lo sbocco era là.
12. L’audacia e l’immaginazione della Comune non si misurano, evidentemente, in rapporto alla nostra epoca, ma in rapporto alla banalità di allora nella vita politica, intellettuale, morale. In rapporto alla solidarietà di tutte le banalità alle quali la Comune ha appiccato il fuoco. Così, considerando la solidarietà delle banalità attuali, si può concepire l’ampiezza della creatività che possiamo attenderci da un’esplosione uguale.
13. La guerra sociale di cui la Comune é un momento dura tuttora (benché le sue condizioni superficiali siano molto cambiate). Per l’opera di «rendere coscienti le tendenze incoscienti della Comune» (Engels), non é stata detta l’ultima parola.
*pubblicato su Internationale situationniste - N. 12 Settembre 1969 – Parigi
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 09, 2008 20:36 | Link | commenti (1)
categoria:politika, repressione, governo, anarchismo, rivoluzioni
venerdì, 08 febbraio 2008
COSI’ PARLO’ BAKUNIN
Bakunin[…] In conformità con queste convinzioni noi non solo non abbiamo l’intenzione né la minima velleità d’imporre al nostro popolo, o a qualunque altro popolo, un qualsiasi ideale di organizzazione sociale tratto dai libri o inventato da noi stessi ma, persuasi che le masse popolari portano in se stesse, negli istinti piú o meno sviluppati dalla loro storia; nelle loro necessità quotidiane e nelle loro aspirazioni coscienti o inconsce, tutti gli elementi della loro futura organizzazione naturale, noi cerchiamo questo ideale nel popolo stesso; e siccome ogni potere di Stato, ogni governo deve, per la sua medesima essenza e per la sua posizione fuori del popolo o sopra di esso, deve necessariamente mirare a subordinarlo a un’organizzazione e a fini che gli sono estranei noi ci dichiariamo nemici di ogni governo, di ogni potere di Stato, nemici di un’organizzazione di Stato in generale e siamo convinti che il popolo potrà essere felice e libero solo quando, organizzandosi dal basso in alto per mezzo di associazioni indipendenti e assolutamente libere e al di fuori di ogni tutela ufficiale, ma non fuori delle influenze diverse e ugualmente libere di uomini e di partiti, creerà esso stesso la propria vita.
Queste sono le convinzioni dei socialisti rivoluzionari e per questo ci chiamano anarchici. Noi non protestiamo contro questa definizione perché siamo realmente nemici di ogni autorità, perché sappiamo che il potere corrompe sia coloro che ne sono investiti che coloro i quali devono soggiacervi. Sotto la sua nefasta influenza gli uni si trasformano in despoti ambiziosi e avidi, in sfruttatori della società in favore della propria persona o casta, gli altri in schiavi.
*da: “Stato e anarchia”
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 08, 2008 17:07 | Link | commenti
categoria:politika, culture, governo, anarchismo, rivoluzioni
giovedì, 07 febbraio 2008
COSI’ PARLO’ TROTSKY
lev[…] Oggi il parlamento non può, in nessun caso, essere per i comunisti il teatro della lotta per le riforme, per il miglioramento delle condizioni della classe lavoratrice, come lo fu in certi momenti dell'epoca passata. Il centro di gravità della vita politica si è completamente spostato fuori dal parlamento, e in modo definitivo. D'altra parte, la borghesia, a causa non solo dei suoi rapporti con le masse lavoratrici, ma anche dei complicati rapporti reciproci all'interno della classe borghese, è costretta a realizzare, in un modo o nell'altro, una parte delle sue misure attraverso il parlamento, dove le varie cricche si contendono il potere, serbano la loro forza, tradiscono i loro punti deboli, si compromettono, ecc.
Il compito storico immediato della classe operaia consiste quindi nello strappare questi apparati dalle mani delle classi dirigenti, nell'infrangerli, nel distruggerli, e nel sostituirli con nuovi organi di potere proletari. Nello stesso tempo, lo stato maggiore rivoluzionario della classe operaia è straordinariamente interessato ad avere i suoi portavoce nelle istituzioni parlamentari della borghesia per facilitare questo compito di distruzione. Ne risulta con estrema chiarezza la differenza radicale fra la tattica del comunista che entra nel parlamento con obiettivi rivoluzionari e la tattica del parlamentare socialista. Questi parte dal presupposto di una relativa stabilità, di una durata indefinita del regime attuale, si pone il compito di ottenere con ogni mezzo delle riforme ed è interessato a che ogni conquista delle masse sia da queste considerata un merito del parlamentarismo socialista. […]
 
Il parlamentarismo come sistema statale è divenuto la forma "democratica" di dominio della borghesia, la quale, a un certo grado del suo sviluppo, ha bisogno della finzione di una rappresentanza popolare che, mentre esteriormente appare come l'organizzazione di una "volontà del popolo" al di sopra delle classi, in realtà è uno strumento di oppressione e soggiogamento nelle mani del capitale imperante.
Il parlamentarismo è una determinata forma di ordinamento dello Stato. Perciò, esso non può in nessun caso essere una forma della società comunista, che non conosce né classi, né lotta di classe, né potere statale di sorta.
I parlamenti borghesi, che costituiscono i più importanti ingranaggi della macchina statale della borghesia, non possono essere conquistati così come il proletariato non può conquistare lo Stato borghese in generale. Il compito del proletariato consiste nel far saltare la macchina statale della borghesia, nel distruggerla e, insieme con essa, distruggere gli istituti parlamentari, poco importa se repubblicani o monarchico-costituzionali.
* da: “Introduzione di Trotsky e tesi di Lenin-Bucharin sui partiti comunisti e il parlamentarismo approvate al II congresso dell’I.C.
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 07, 2008 21:08 | Link | commenti (3)
categoria:politika, culture, rivoluzioni
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