“Non ambisco ne' accettero', ripeto: non ambisco ne accettero' la posizione di presidente del Consiglio di Stato e comandante in capo"Non è il socialismo perfetto, non è il socialismo che vorremmo; senza l’embargo criminale attuato dagli USA e dai suoi servi adesso probabilmente racconteremmo un’altra storia, un’altra rivoluzione. Di certo non è quella menzogna ipocrita che dalle nostre parti viene spacciata per democrazia e libertà. Democrazia per chi? Libertà di fare cosa?
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE





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postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 19, 2008 12:46 | Link | commenti (3)
categoria:politika, culture, rivoluzioni
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“Noi siamo atei perché l'uomo non sarà mai libero, finch'egli non avrà scacciato Dio dalla sua intelligenza e dalla sua ragione. 
[…] In conformità con queste convinzioni noi non solo non abbiamo l’intenzione né la minima velleità d’imporre al nostro popolo, o a qualunque altro popolo, un qualsiasi ideale di organizzazione sociale tratto dai libri o inventato da noi stessi ma, persuasi che le masse popolari portano in se stesse, negli istinti piú o meno sviluppati dalla loro storia; nelle loro necessità quotidiane e nelle loro aspirazioni coscienti o inconsce, tutti gli elementi della loro futura organizzazione naturale, noi cerchiamo questo ideale nel popolo stesso; e siccome ogni potere di Stato, ogni governo deve, per la sua medesima essenza e per la sua posizione fuori del popolo o sopra di esso, deve necessariamente mirare a subordinarlo a un’organizzazione e a fini che gli sono estranei noi ci dichiariamo nemici di ogni governo, di ogni potere di Stato, nemici di un’organizzazione di Stato in generale e siamo convinti che il popolo potrà essere felice e libero solo quando, organizzandosi dal basso in alto per mezzo di associazioni indipendenti e assolutamente libere e al di fuori di ogni tutela ufficiale, ma non fuori delle influenze diverse e ugualmente libere di uomini e di partiti, creerà esso stesso la propria vita.
[…] Oggi il parlamento non può, in nessun caso, essere per i comunisti il teatro della lotta per le riforme, per il miglioramento delle condizioni della classe lavoratrice, come lo fu in certi momenti dell'epoca passata. Il centro di gravità della vita politica si è completamente spostato fuori dal parlamento, e in modo definitivo. D'altra parte, la borghesia, a causa non solo dei suoi rapporti con le masse lavoratrici, ma anche dei complicati rapporti reciproci all'interno della classe borghese, è costretta a realizzare, in un modo o nell'altro, una parte delle sue misure attraverso il parlamento, dove le varie cricche si contendono il potere, serbano la loro forza, tradiscono i loro punti deboli, si compromettono, ecc.