OMBRE MORTE
SINISTRA FUNERARIA FACINOROSA
<
In ricordo di Violetta e Cristina, bambine Rom annegate e deposte sulla spiaggia tra l’indifferenza dei bagnanti
Violetta e Cristina
 Bidombo, il meta blog della raccolta differenziata


LA BANDA CAVALLERO OGGI PROPONE: "Claudio Lolli: Borghesia"



commenti recenti
utente anonimo in IL REDATTORE PROVOCA...
utente anonimo in IL REDATTORE PROVOCA...
utente anonimo in DELLA RE(D)AZIONE FU...
utente anonimo in DELLA RE(D)AZIONE FU...
utente anonimo in IL REDATTORE PROVOCA...
ilconteoliver in IL REDATTORE PROVOCA...
utente anonimo in IL REDATTORE PROVOCA...
utente anonimo in IL REDATTORE PROVOCA...
utente anonimo in DELLA RE(D)AZIONE FU...
utente anonimo in DELLA RE(D)AZIONE FU...
archivio
oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
--- 2006 ---
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
categorie
ambiente
anarchismo
antifascismo
beat generation
culture
disillusioni
fuochi fatui
gladiatore bianco fiore
governo
guerra
kilombo
lecca lecca
morti bianche
musica
occhio per occhio dente per dent
padania
padroni
paparatzi
partito democratico
politika
politikanagnina
precariato
razzismo
repressione
rivoluzioni
santi in terra
satira
satira libera
sconfitte
sfruttamento
sport
voltagabbana
links
Blogs: A.I.U.T.O.
Blogs: Cornetti e Cappuccino
Blogs: Di Cronache e Libero Pensiero
Blogs: Enly
Blogs: Falecio contro tutti
Blogs: Finazio
Blogs: Guerrilla Radio
Blogs: KChannel
Blogs: Kilombo
Blogs: L'orizzonte degli eventi
Blogs: La valanga
Blogs: Moltitudini
Blogs: Nessuna Scusa
Blogs: Observer
Blogs: Pensare in profondo
Blogs: Pensatoio
Blogs: Prc Valdelsa
Blogs: Rivoluzion...Area!
Blogs: Rocorosso
Blogs: Vecchio blog
Blogs:Virtual Blog
Campagna Boicottaggio Coca Cola
Contro la Mafia: Addiopizzo
Contro la Mafia: Peppino Impastato
Controcultura: Dario Fo
Controcultura: La "Beat Generation"
Don Vitaliano
G8 Genova 2001: Dossier
G8 Genova 2001: video "Piazza Alimonda, niene da archiviare"
News: Notizie Ansa
Popoli: Aborigeni d'Australia
Popoli: Chiapas Italia
Popoli: Chiapas Mexico
Popoli: Indiani d'America
Rivoluzionari e Rivoluzioni: Antonio Gramsci
Rivoluzionari e Rivoluzioni: Hasta Siempre
Rivoluzionari e Rivoluzioni: Rosa Luxemburg
Rivoluzionari e Rivoluzioni:C'era una volta il '68
Sindacato: Sin Cobas
Utilities: copertine Cd/DvD
Utilities: eMule
Utilities: HandyLex
Utilities: Sondaggi
Utilities: TuttoGratis
 Il mio profilo ContattamiKorvoRosso
Il mio profilo Contattamikorvomorto

Visite
Pantheon






















Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami
  • Iscriviti a questo blog


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Segnala il blog
  • Powered by Splinder
Home » guerra
Tag correlati: politika, rivoluzioni, repressione, culture, antifascismo, governo, satira, razzismo, voltagabbana, sfruttamento, occhio per occhio dente per dent, partito democratico, morti bianche, politikanagnina, anarchismo
mercoledì, 13 febbraio 2008
CHI SEMINA GUERRA RACCOGLIE LUTTO
Da Peace Reporter: 
 
Italiani all'attacco: 'vittime civili'
war1Lo sostiene il governatore di Farah. Nel raid Nato con soldati italiani, secondo la fonte, uccisi donne e bambini.
Il governatore della provincia occidentale di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch, ha dichiarato questa mattina all'agenzia France Press che “truppe Nato italiane” hanno preso parte all’attacco avvenuto domenica notte nel distretto di Bakwa contro un abitazione nella quale si trovavano alcuni talebani, tra cui un loro comandante locale, il mullah Abdul Manan.
Secondo il governatore, le vittime del raid, condotto con il supporto aereo dell’aviazione alleata, sono otto talebani e almeno due civili: una donna e un bambino, moglie e figlio di uno dei guerriglieri. war4
Ma il governatore del distretto di Bakwa, Khan Agha, sostiene che le vittime civili dell’attacco italiano sono di più: “Nell’operazione – ha dichiarato – sono state uccise nove persone, tra cui due donne e due bambini. Mullah Manan non è tra le vittime”.
Secondo Khialbaz Sherzai, comandante provinciale della polizia, “nel raid sono stati uccisi sette civili, tutti membri di una stessa famiglia, tra cui una donna e due bambini”. 

Zona di operazione italiana. 
Nel distretto di Bakwa, nel sud della provincia di Farah, operano le forze speciali italiane della Task Force 45 impegnate nell’operazione Sarissa e, in situazioni di emergenza, i bersaglieri italiani della Forza di Reazione Rapida, dotati di elicotteri da combattimento Mangusta e carri armati Dardo.
war3Già un anno fa,
nel febbraio 2007, le forze italiane presero parte a un’offensiva per la riconquista del distretto di Bakwa.
Lo
scorso novembre, sempre nella provincia di Farah, le truppe italiane sono state impegnate per tre settimane nelle operazioni di guerra contro i talebani che avevano conquistato i distretti di Bakwa e Gulistan. 

Difesa: ''Falso, ma indaghiamo''.
Il comando italiano di Herat si è precipitato a smentire, con un comunicato, le dichiarazioni del governatore della provincia di Farah.
"In relazione alle notizie riportate da un articolo di PeaceReporter dal titolo ‘Italiani war5all’attacco: vittime civili’ e ripreso successivamente da alcune agenzie di stampa e giornali on line, il Comando della Regione Occidentale a guida italiana precisa che la notizia è falsa e priva di ogni fondamento. In particolare nessuna unità delle forze armate italiane ha partecipato ad alcuna operazione svolta la scorsa notte nel distretto di Bakwa".
Nonostante le smentite, in serata il ministro della Difesa, Arturo Parisi ha impartito disposizioni allo Stato maggiore della Difesa affinchè venga "accertato nel dettaglio lo sviluppo dei fatti".
 
Conferme e nuovi particolari. Successivamente, un altro lancio d’agenzia della France Presse, ripreso anche dal sito di Le Monde, riportava le dichiarazioni testuali del governatore della provincia di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch. “L’esercito afgano e gli italiani della Forza internazionale d’assistenza alla sicurezza della Nato hanno condotto un’operazione contro una presunta cellula di talebani, riunita war2nell’abitazione di un comandante talebano di nome Namanat: dieci persone sono state uccise, di cui otto talebani e la moglie e il figlio del comandante”.
Il lancio d’agenzia prosegue riportando le dichiarazioni del governatore del distretto di Bakwa, Khan Agha: “Il raid ha causato nove morti, tra cui due donne e tre bambini. Solo uno dei nove era
un talebano. Le vittime sono state uccise da colpi d’arma da fuoco”. Quindi dalle truppe afgane e italiane, non dalle bombe dell’aviazione Nato si diceva in un primo momento.
Il comando dell’Isaf, aggiunge il lancio dell’Afp, ha dichiarato che indagherà sull’accaduto
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 13, 2008 19:47 | Link | commenti (6)
categoria:guerra, politika, sfruttamento, razzismo, repressione, governo
domenica, 10 febbraio 2008
SI AL BOICOTTAGGIO DELLA FIERA DEL LIBRO
palestina
982 BAMBINI PALESTINESI SONO STATI UCCISI DAI SOLDATI ISRAELIANI DAL 29 SETTEMBRE 2000. NIENTE PIU’ LIBRI PER LORO, NE’ SCUOLE, NE’ GIOCHI.
*
I DATI DELL'INTIFADA PALESTINESE 28/9/2000 - 1/12/2002
da
www.palestinemonitor.org

Palestinesi uccisi (1): 2.056 morti, inclusi 182 attacchi assassini/esecuzioni extragiudiziali (violazione grave della 4° Convenzione di Ginevra e come tali considerati crimini di guerra);
389 pari al 19% minori (= 17 anni); almeno 85% civili; 433 uccisi da armi pesanti; 1199 uccisi da munizioni leggere. Non sono state effettuate indagini, concedendo immunità agli israeliani e permettendo loro di agire al di fuori della legge.(2)

Palestinesi feriti: 41.000 (3) Cisgiordania (4): 35,7% minori; 32,4% da munizioni leggere; 64,9% nella parte superiore del corpo; 39% di grado moderato-severo (16673 casi al 28-02-02).
Striscia di Gaza (5): 20% minori; 37% da munizioni leggere; 60% alla parte superiore del corpo (circa 6000 casi al 6-03-02); più di 7.000 minori feriti.(6)

Disabilità permanenti una stima di 2.500 (7) fra cui 500 minori.(8)

Attacchi al personale medico e a servizi di emergenza:
15 medici/infermieri/autisti uccisi nel compimento del loro dovere (di cui 1 tedesco) in conseguenza dell'apertura del fuoco contro ambulanze o bombardamenti di aree residenziali.(10)
180 tecnici dell'emergenza medica del PRCS feriti.
95 operatori di prima assistenza dell'UPMRC feriti (compresi due medici).
25 ambulanze del PRCS distrutte;
197 attacchi a ambulanze del PRCS con munizioni leggere, pallottole di gomma e/o pietre scagliate da coloni israeliani.
432 casi di accesso vietato alle ambulanze del PRCS all'altezza dei blocchi stradali.
70 operatori e volontari dell'emergenza arrestati dalla data del 29 marzo.
Durante la lunga invasione nel marzo-aprile del 2002,(11) gli operatori dell'UPMRC furono fermati, detenuti, e bloccati almeno tre volte al giorno, fin dall'aprile del 2002 le cliniche mobili sono state fortemente ostacolate.
71 palestinesi sono morti a causa dell'impedimento all'accesso alle cure sanitarie di emergenza o ai trattamenti di disturbi cronici.

Attacchi agli ospedali
Bombardamento dell'ospedale francese (Bethlehem), danni stimati in $ 25.000,(12)
Ospedale Al Hussein (Behtlehem).(13)
Munizioni leggere sparate agli ospedali di Beit-Jala, A-Dibs, Ospedale francese di Bethlehem.(14)
Ospedale Al Alia di Hebron in tre occasioni,(15) Ospedale Al Yamama di Bethlehem, bombardamento dell'Ospedale Maternità del PRCS a Ramallah e dell'Ospedale generale di Ramallah; (16) accesso vietato all'Ospedale Khalid di Ramallah per diversi giorni; (17) attacco di coloni all'Augusta Vittoria di Gerusalemme, colpi di arma da fuoco contro il personale di sicurezza (fucili automatici).(18)
Durante la lunga invasione nel periodo marzo-aprile del 2002 un grande numero di ospedali e di cliniche mediche sono state attaccate in tutta la Cisgiordania.

Giornalisti
7 reporters palestinesi uccisi, 1 giornalista italiano ucciso, 75 giornalisti feriti.
167 giornalisti aggrediti dai soldati israeliani, bastonati, arrestati, equipaggiamenti confiscati o distrutti, 5 giornalisti palestinesi arrestati e attualmente in detenzione amministrativa.
Almeno 20 centri stampa bombardati, vandalizzati o danneggiati.(19)
31 Marzo 2002: Ramallah e El Bireh dichiarati aree militari chiuse per impedire l'entrata dei giornalisti e per costringere i giornalisti presenti ad abbandonare immediatamente l'area.
Aprile 2002: l'Associazione internazionale della stampa dichiara la Cisgiordania il secondo posto a più alto rischio per il lavoro dei giornalisti dopo l'Afghanistan.
Tipo di munizioni utilizzato proiettili: da 5.56 mm (calibro 223), da 7,02 mm, da 9 mm, calibro 50, 500 mm, 800 mm, proiettili di acciaio ricoperti di gomma, di plastica. Missili, carri armati, jets F-16

Rioccupazione e incursioni.
Rioccupazione delle aree A (prima della grande operazione militare israeliana nel marzo-aprile e giugno 2002): casi più gravi: Bethlehem (10 giorni), Jenin (40 giorni), Ramallah e El Bireh (20 giorni), Tulkarem, Qalqilya.

Invasioni nelle aree a: Beit Rima, Deir Ghassana, Beit Lahia.
Febbraio-marzo 2002: Sharon lancia attacchi contro i campi dei rifugiati palestinesi in Cisgiordania. Campo Balata (Nablus) viene attaccato con particolare violenza. 180 palestinesi, in prevalenza rifugiati, uccisi nell'arco di due settimane (28 febbraio-12 marzo) Gravi distruzioni e danneggiamenti alle proprietà private.

29 marzo- 1 maggio 2002: tanks israeliani invadono tutte le maggiori città in Cisgiordania ad eccezione di Hebron e Gerico. Le città sono sottoposte al coprifuoco 24 ore su 24 , il personale medico e le ambulanze sistematicamente attaccate, atti di vandalismo e gravi distruzioni a infrastrutture civili, almeno 260 palestinesi uccisi. Proteste internazionali, il delegato speciale UN dichiara che gli avvenimenti in Jenin sono stati "orrendi oltre ogni immaginazione" e "moralmente ripugnanti".(21)

19 giugno : il governo israeliano lancia una seconda invasione su larga scala in tutte le città e villaggi della Cisgiordania (ad esclusione di Gerico). Completa rioccupazione della Cisgiordania.

Negli ultimi due mesi 2 milioni di palestinesi sono stati sottoposti a coprifuoco 24 ore su 24

Blocchi e coprifuoco
Blocchi e assedi interni:
120 check points israeliani in Cisgiordania e a Gaza. Questi, insieme ai blocchi stradali dividono la Cisgiordania in 300 zone separate e la striscia di Gaza in 3 zone separate.
Blocchi interni di grado severo: Cisgiordania 66% dei giorni;
blocchi interni parziali: Cisgiordania 34%, Gaza 94% dei giorni.(22)

I blocchi causano problemi umanitari come scarsità di acqua e di gas. Altri esempi: I residenti di Al Mawasi contrassegnati con un numero, in modo che l'esercito israeliano possa permettere loro solo minimi movimenti entro e fuori l'area. Porte elettriche erette a al Sifa, per permettere ai residenti il passaggio solo dalle 7 alle 9 am e dalle 3 alle 5 pm.
Maggio 2002: Il governo di Israele introduce un nuovo regime di permessi personali e rende impossibile il movimento fra le città palestinesi della Cisgiordania Inizio della costruzione di palizzate fra Israele e la Cisgiordania.

Blocchi esterni:
Cisgiordania e Gaza isolate dal resto del mondo. L'aeroporto internazionale di Gaza chiuso fin dal febbraio del 2001; passaggi protetti fra Gaza e Cisgiordania chiusi fin dall'ottobre 2000 (gli accordi di Oslo vietavano tali chiusure); frequenti chiusure del ponte sul Giordano, dei confini con l'Egitto (ingresso di Rafah), ingressi in Israele (attraversamenti di Al-Mintar e Beit Hanoun). Fin dall'inizio di marzo del 2002 l'esercito israeliano ha ripetutamente invaso aree sotto il controllo palestinese e sottoposto città e villaggi a prolungati coprifuoco.

Palestinesi arrestati e detenuti da parte dell'autorità israeliana.
Si stima che a cominciare dal 29 marzo 2002, 15.000 palestinesi siano stati imprigionati, di questi 6.000 sono tutt'ora detenuti. Di questi 1.700 sono sotto detenzione amministrativa,(23) il che significa che essi non hanno subito un processo e che sono imprigionati senza che nei loro confronti sia stata elevata un'accusa. 350 minori trattenuti nelle prigioni e nei centri di detenzione di Israele e della Cisgiordania. Di questi, circa 30 sono in detenzione amministrativa. (24) Molti dei prigionieri sono sottoposti a tortura e non ricevono un' adeguata assistenza medica.

Danni a proprietà
Attacchi ad aree residenziali (punizioni collettive)
Durante i primi 15 mesi dell'intifada i danni materiali ammontavano a 305 milioni di US$.(25) Durante l'invasione in marzo-aprile l'esercito israeliano ha distrutto e saccheggiato proprietà per un valore di 361 milioni di US$.(26)
Dall'inizio dell'intifada fino al febbraio 2002: i bombardamenti e le demolizioni hanno distrutto 720 case completamente, ne hanno danneggiate 11.553.
Cittadini coinvolti 73.600.(27)

30 moschee, 12 chiese,(28) 134 pozzi,(29) cimiteri, 34.606 alberi di olivo e di frutta sradicati,(30) 11.624 dunums di terreno confiscate, (31) 14.339 dunums di terreno bulldozed o bruciate.(32)
Durante l'invasione di marzo-aprile: 881 case distrutte, 2.883 case nei campi di rifugiati danneggiate, popolazione coinvolta 22.500 cittadini che abitavano nelle loro case.(33)

Striscia di Gaza: più di 601 case completamente demolite, approssimativamente 16.000 dunums /16 milioni di metri quadrati di terreno, in prevalenza a uso agricolo spianati dall'esercito israeliano.(34)

Servizi scolastici
(punizioni collettive) 850 scuole temporaneamente chiuse, 8 scuole trasformate in acquartieramenti militari, 185 scuole bombardate e incendiate; 11 scuole completamente distrutte, 9 vandalizzate, 15 utilizzate come centri di detenzione o baraccamenti militari.
132 studenti palestinesi uccisi e 2.500 feriti negli spostamenti da e per le scuole. 1.135 giorni di scuola perduti a causa degli attacchi israeliani.(35)
Durante la lunga invasione nel Marzo-Aprile 2002 54.730 sessioni di insegnamento al giorno perdute per la completa chiusura delle classi.

Condizioni economiche
(punizioni collettive) Perdite complessive di reddito dell'economia palestinese fra i 3.3 e i 10 miliardi di US $ (solo reddito, non sono compresi i costi della distruzione di proprietà pubbliche e private).
Perdite giornaliere domestiche: 6,0-8,6 milioni di US $ per giornate lavorative.
Totale delle perdite di reddito da salario: 59,4 milioni di $
Disoccupazione: Gaza 67%; Cisgiordania 48%
75% dei palestinesi vive sotto la soglia di povertà (meno di 2$ al giorno): 84,6% a Gaza e 57,8% in Cisgiordania.(36)
Le perdite economiche costringono il 69% delle aziende palestinesi o a chiudere o a ridurre la produzione.(37)
51% di riduzione nel GNP ( PIL?).(38)
Israele impedisce a 125.000 palestinesi di andare a lavorare.(39)
La Banca mondiale stima che nel caso di una soluzione del conflitto e della abolizione del coprifuoco occorreranno almeno due anni all'economia palestinese per riportare il livello di reddito pro capite ai valori di prima dell'intifada.(40)

Risoluzioni e rapporti delle UN:
che condannano Israele per l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza contro civili palestinesi e rifiuto di aderire alle leggi internazionali
(per dettagli consultare
www.on.org)

7 maggio 2002: Assemblea Generale UN, 10° Sessione Speciale su Emergenza.
Risoluzione ES-10/10: condanna gli attacchi commessi da Israele contro il popolo palestinese, particolarmente nel campo rifugiati di Jenin e condanna anche il rifiuto di Israele di cooperare con il gruppo di accertatori dei fatti del Segretario Generale al CR di Jenin. Richiesta a Israele di rimuovere tutti gli ostacoli al lavoro delle organizzazioni umanitarie e delle agenzie UN nei Territori palestinesi occupati.

19 aprile 2002 : risoluzione del Consiglio di Sicurezza n° 1402: richiesta a Israele di ritirare le sue truppe dalle città palestinesi
30 marzo 2002: Commissione UN per i Diritti Umani condanna Israele per le uccisioni di massa di palestinesi, biasima Israele per le "gravi violazioni" delle leggi umanitarie e afferma il legittimo diritto del popolo palestinese a resistere all'occupazione israeliana.

20 dicembre 2001: Assemblea Generale chiede di fermare le violenze, l'applicazione del Rapporto Mitchell, riafferma l'applicabilità della 4° Convenzione di Ginevra;
6 dicembre 2001: 114 firmatari della IV Convenzione di Ginevra, rilasciano una dichiarazione di condanna di Israele per l'uso indiscriminato e sproporzionato della violenza e chiedono a Israele di rispettare le leggi internazionali umanitarie

3 dicembre 2001: Assemblea Generale vota 6 risoluzioni che criticano Israele su "stato di Gerusalemme, insediamenti israeliani illegali, diritti inalienabili del popolo palestinese all'autodeterminazione.
23 novembre 2001: Commissione UN contro la tortura, condanna le pratiche israeliane

7-13 novembre 2000: Mary Robinson, Commissaria UN per i diritti umani visita i territori palestinesi occupati. In seguito a ciò raccomanda di istituire una presenza di monitoraggio internazionale nei Territori palestinesi occupati.
20 ottobre 2000: Assemblea generale UN , 10° sessione speciale su Governi esteri: commenti su Israele Emergenza
19 ottobre 2000: UN Commissione sui diritti umani, 5° sessione speciale
11-15 ottobre 2000: Rapporto speciale alla Commissione sui diritti umani nei territori palestinesi occupati.

7 ottobre 2000: Risoluzione del Consiglio di Sicurezza UN n° 1322: deplora la provocazione messa in atto a Al-Haram Al Sharif in Gerusalemme il 28 settembre 2000, invita Israele a attenersi ai suoi obblighi legali e responsabilità secondo la 4° Convenzione di Ginevra

Altri commenti internazionali:
agenzie internazionali che condannano Israele o chiedono l'arresto delle violenze:
Medici per i diritti umani (USA e Israele)
Rete Euro-Mediterranea dei diritti umani (EMHRH) -Danimarca
Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH) - Parigi
Comitato Internazionale Giuristi (ICJ) - Svezia
Human Rights Watch - New York
Amnesty International
Comitato internazionale della Croce Rossa

Leggi internazionali e Risoluzioni violate:
Risoluzioni 242 e 338 UN, 4° Convenzione di Ginevra; Hague Regulations
boycott
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 10, 2008 18:43 | Link | commenti (3)
categoria:guerra, politika, culture, antifascismo, sfruttamento, razzismo, repressione, rivoluzioni
lunedì, 04 febbraio 2008
DICHIARAZIONE DI VOTO

Camera

camera

Senato

senato

*

postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 04, 2008 19:41 | Link | commenti (1)
categoria:guerra, politika, satira, culture, sfruttamento, razzismo, repressione, precariato, governo, anarchismo, voltagabbana, morti bianche, rivoluzioni, partito democratico, occhio per occhio dente per dent
sabato, 02 febbraio 2008
AFGHANISTAN KORPS, BATTAGLIONE ROMMEL
Afghanistan Korps
Una palma dell'Afrika Korps hitleriano dipinta su un veicolo blindato dell'esercito italiano. A svelarlo alcune immagini scattate a una jeep corazzata italiana e a un blindato spagnolo colpiti da mine nel deserto dell'Afghanistan verso il confine iraniano.a7
Un simbolo molto simile a quello mostrato dal nostro veicolo blindato venne fotografato nell'autunno 2006 sulle jeep di alcuni soldati tedeschi in servizio in Afghanistan. In quell'occasione le immagini furono pubblicate sul settimale 'Stern'. In seguito il ministero della Difesa decise di aprire un'inchiesta e di sospendere sei militari.a5
Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha disposto accertamenti sulla vicenda. Il governo Prodi ha incrementato le spese militari dell’11%.
Con questi soldi in più mandiamo i nostri “bravi soldati” in giro per il mondo a portare pace e solidarietà.  Italiani brava gente. Sieg heil!
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 02, 2008 14:08 | Link | commenti (3)
categoria:guerra, politika, antifascismo, razzismo, repressione, governo
domenica, 27 gennaio 2008
26 GENNAIO 2008, GIORNATA GLOBALE CONTRO LA GUERRA: DOSSIER SPESE MILITARI.

 no war

 

Mentre l’ex Consiglio dei Ministri, prima di lasciarci, ha approvato il decreto di rifinanziamento delle missioni militari all’estero.

 

 

Spese militari nel mondo (dati in $ USA)

s1

 

Nel 2005 il governo Berlusconi – malgrado la sua politica di interventismo militare - inizia a tagliare la spesa per la difesa, per ottenere risparmi e spostare negli anni a venire i contributi per i piani di investimento già previsti. Questo si ripeterà nel 2006, quando l’Italia passa dal settimo all’ottavo posto nella classifica mondiale delle spese militari, superata dalla Russia.

Con la prima finanziaria Prodi, quella del 2007, le spese militari tornano ad aumentare, precisamente del 11,3% (da 18,962 a 21,011 miliardi di €).

Con la finanziaria 2008 il trend non cambia: è previsto un aumento delle spese militari complessive (Previsione di Bilancio della Difesa più finanziamenti aggiuntivi dalla Finanziaria 2008) del 11,1%; dai 21,011 miliardi di € del 2007 a 23,352 (incluse missioni militari di “pace” all’estero, funzionamento difesa e sistema d’arma).

In due anni le spese militari sono quindi aumentate di 5,570 miliardi di euro (quasi 11 mila miliardi delle vecchie lire).

Dobbiamo sottolineare che, senza grossi titoli sui giornali, l’Italia si sta avviando oggi verso la

ristrutturazione delle proprie forze armate. I primi segnali si sono avuti lo scorso autunno, in concomitanza con la discussione sulla legge finanziaria, quando il sottosegretario alla Difesa Forcieri, prima in un’intervista - intitolata significativamente “Meno marescialli più missioni” - poi in commissione Difesa della Camera, arriva a ipotizzare un ridimensionamento dello strumento militare. L’11 gennaio anche il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Di Paola, annuncia un piano di rivisitazione del comparto della Difesa con l’obiettivo di rendere disponibili risorse da convogliare sul miglioramento della capacità operativa. Si tratterebbe di una forte riduzione del personale, con l’obiettivo di arrivare a uno strumento di circa

150/160.000 soldati, rendendo quindi disponibili più risorse per l’acquisto di armi e, soprattutto, per le prossime missioni militari. Che questa progetto, oggi ancora in fase di elaborazione, possa rappresentare una effettiva discontinuità rispetto al passato sembra difficile, sia per le dichiarazioni dei principali soggetti interessati, sia soprattutto per le scelte concrete compiute da questo governo nel suo primo anno di vita.

Il Bilancio della Difesa 2008 – Prime previsioni

Secondo la “Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l’anno 2008”, lo stanziamento complessivo per la Difesa nel 2008 sarà di 20,928 miliardi di €: 733,7 milioni in più del bilancio di previsione approvato dal Parlamento per il 2007 (+ 3,6%).

Questo incremento è così suddiviso:

· Funzione Difesa 15,224 miliardi di € (+775,1 milioni rispetto al 2007; + 5,4%)

· Funzione Sicurezza Pubblica 5,358 miliardi € (+27,5 milioni €; +0,5%)

· Funzioni Esterne 115,4 milioni di € (+4,4 ; + 4,0%)

· Pensioni Provvisorie 230,8 mln € (- 73,3 mln €; - 24,1%)

Più interessante guardare quali siano le destinazioni delle spese belliche, riportare nella seguente tabella (sempre tratta dalla “Nota aggiuntiva…”)

s2

Da questa tabella si ricava un dato importante: la principale voce di aumento delle spese militari è quella relativa al “investimento”, cioè al riarmo delle Forze Armate italiane – in linea con quanto richiedono la Nato e l’Unione europea. Ricordandoci sempre che i finanziamenti aggiuntivi previsti dalla Finanziaria 2008 riguardano essenzialmente lo “sviluppo tecnologico”, cioè ancora una volta nuove e più sofisticate armi.

E in tutto questo ancora manca la previsione di spesa per le missioni militari all’estero: 1 anno di partecipazione alle missioni internazionali costa infatti 1 miliardo di € (esclusi stipendi ai militari e ammortamento attrezzature). Ad esempio la Missione Unifil in Libano costa quotidianamente 2,1 milioni (esclusi stipendi dei militari).

s3Finanziamenti aggiuntivi Finanziaria 2008:

Eurofighter, Programmi internazionali, navi da guerra Fremm

All’aumento generale del bilancio l’ Art. 37 “Partecipazione a programmi aeronautici ad elevato contenuto tecnologico, interventi nel settore aeronautico e programmi europei navali e terrestri ad alta tecnologia” prevede ulteriori finanziamenti aggiuntivi.

La quota più elevata dei fondi aggiuntivi è per il programma di costruzione di 620 Eurofighter (con Germania, Gran Bretagna, Spagna), di cui 121 per l’Italia. Il Typhoon-Eurofighter (EFA) è il principale programma di collaborazione nella storia europea nel campo della difesa. Prevede l’utilizzo di missili AIM-9L e AIM-120, oltre al cannone Mauser da 27 mm e alle bombe guidate classe Paveway. Il velivolo da difesa aerea più diffuso al mondo, oltre ad essere una macchina che, per le sue capacità operative, è in grado di garantire alle forze aeree utilizzatrici la superiorità nei confronti di qualunque minaccia aerea, è già operativo presso la base militare di Gioia del Colle (Ba) dallo scorso ottobre.

Si tratta di stanziamenti per 3,904 miliardi € dal 2008 al 2012 ai quali vanno aggiunti altri 960 milioni per il 2008 e 2009, per un totale di 4,884 miliardi. “Con questi finanziamenti il programma EFA è a posto e sono confermati tutti gli impegni che il Parlamento aveva assunto” dichiara il sottosegretario Forcieri in rappresentanza del governo Prodi; come se la maggioranza di centro sinistra in Parlamento nel 2006 non fosse stata eletta anche e soprattutto grazie al movimento pacifista.

Sono confermati i fondi per l’acquisizione di 14 aerei da guerra M346-12 e di elicotteri EH101

nell’ambito del progetto “Soldato del futuro” – programmi elettronici per equipaggiare le forze terrestri e aeree, per un totale di 1,050 miliardi di € spalmati in 15 anni.

Sono stati sbloccati, inoltre, i fondi per la costruzione delle prime due navi da guerra Fremm, per un ammontare di 1,050 milioni da destinare con il meccanismo dei “contributi quindicennali”, a conferma della politica militare ed interventista a medio e lungo periodo del governo. Si tratta di ulteriori poste di bilancio per investimenti che confermano a pieno le intenzioni del Ministero degli Esteri di ricoprire un ruolo da protagonista nel contesto Nato (relazione Ministro D’Alema del 21 febbraio 2007).

A questi importi sono state aggiunte spese di funzionamento (ristrutturazione arsenali, ect) per il 2008 per un totale di 230 mln più altri 450 mln, sempre secondo il meccanismo dei “contributi quindicennali”.

Oltre alle spese da sostenere per il mantenimento di 1.546 edifici militari, di cui ben 1.168 posseduti dagli Usa. Parte del mantenimento spetta al bilancio italiano pari al 41% (366,54 milioni di €).

La spesa nascosta

Ma non basta.Alcuni enti non propriamente di ispirazione pacifista come la Nato, l’Agenzia di Difesa Europea o il Dipartimento della difesa Usa, ci ricordano che l’Italia, in linea con la media europea, spende

per lo strumento militare nel suo complesso mediamente circa il 2% del Pil, che tradotto significa una spesa, media, di circa 25 miliardi di euro all’anno per gli anni Duemila. Questa cifra, che si discosta notevolmente dal bilancio del ministero della Difesa, deriva dal fatto che questi enti, come del resto anche il Sipri, il prestigioso Istituto di ricerche per la pace di Stoccolma, conteggiano tutte le spese dello stato che servono per l’apparato bellico, quindi anche quelle che non risultano in carico al ministero della Difesa.

Questo con buona pace dei lacrimandi della difesa nostrani che in periodo di finanziaria spuntano su giornali e televisioni nel ruolo di “tecnici & esperti” per raccontare di bilanci da miseria.

 

La spesa nascosta

Ma non basta.Alcuni enti non propriamente di ispirazione pacifista come la Nato, l’Agenzia di Difesa Europea o il Dipartimento della difesa Usa, ci ricordano che l’Italia, in linea con la media europea, spende per lo strumento militare nel suo complesso mediamente circa il 2% del Pil, che tradotto significa una spesa, media, di circa 25 miliardi di euro all’anno per gli anni Duemila. Questa cifra, che si discosta notevolmente dal bilancio del ministero della Difesa, deriva dal fatto che questi enti, come del resto anche il Sipri, il prestigioso Istituto di ricerche per la pace di Stoccolma, conteggiano tutte le spese dello stato che servono per l’apparato bellico, quindi anche quelle che non risultano in carico al ministero della Difesa.

Questo con buona pace dei lacrimandi della difesa nostrani che in periodo di finanziaria spuntano su giornali e televisioni nel ruolo di “tecnici & esperti” per raccontare di bilanci da miseria.

 

Tabella 2 – ripartizione delle spese aggiuntive previste dalla Finanziaria 2008 (in milioni di €)

s4 

Export di armi: il valore delle nuove transazioni autorizzate

La prima relazione sull'export italiano di armi del governo Prodi, più puntuale del passato ma ancora incompleta, presenta dati dirompenti, in quantità e qualità. Il valore complessivo delle autorizzazioni all'esportazione rilasciate nel 2006 sale infatti a ben 2,19 miliardi di €, contro gli 1,36 miliardi del 2005. Si tratta dei volumi più alti degli ultimi 10 anni, che superano di poco il picco del 1999.

Le aziende: chi sono i campioni dell'export

I principali campioni dell'export bellico italiano sono sempre gli stessi: Agusta (gruppo Finmeccanica, fra i maggiori sponsor della Comunità di Sant’Egidio e di San Patrignano, presieduta dall’ammiraglio Marcello di Donno, capo di stato maggiore della marina dal 2001 al 2004), Alenia, Oto Melara (anch’essa presieduta da un ex capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Giulio Fraticelli), Avio, Selex... anche loro tutte in qualche modo gravitanti nella galassia Finmeccanica.

La Finmeccanica, azienda leader nel settore, ha aumentato il suo valore azionario nell’ultimo anno e mezzo passando da i 4, 5 € al tetto massimo del 2007 di 24 € circa, rispetto a un andamento altalenante negli anni in cui la difesa era presieduta dal Ministro Martino (governo di centro destra). L’azionista principale di Finmeccanica è il Ministero dell’Economia e delle Finanze con una partecipazione superiore al 30% del capitale sociale, così come stabilito dal D.P.C.M. del 28 settembre 1999. Anche per il 2006 confermano Finmeccanica tra i principali investitori mondiali nell’alta tecnologia nei settori di Aerospazio, Difesa e Sicurezza con un significativo aumento degli investimenti, compresi quelli per la ricerca e sviluppo (1.783 milioni di euro, pari al 14% dei ricavi). Per il Gruppo Finmeccanica il 2006 si chiude con un utile netto consolidato di 1.020 milioni di euro, con un aumento di 624 milioni (+158%) rispetto ai 396 milioni del 2005. I ricavi sono pari a 12.472 milioni di euro, in crescita di 1.520 milioni, pari al 14%, rispetto ai 10.952 milioni del 2005. Gli ordini acquisiti nel 2006 ammontano a 15.725 milioni di euro con un aumento di 342 milioni, pari al 2%, rispetto ai 15.383 milioni del 2005. Del totale ordini oltre il 56% è relativo al mercato militare con una tendenza alla crescita rispetto alla percentuale del 2005. Il portafoglio ordini a fine 2006 si attesta a 35.810 milioni di euro con un incremento di 3.696 milioni (+12%) rispetto ai 32.114 milioni del 31 dicembre 2005 e assicura al Gruppo una copertura equivalente a circa tre anni di produzione. L’indebitamento finanziario netto, al 31 dicembre 2006, è di 858 milioni di euro con un decremento netto di 242 milioni (-22%) rispetto ai 1.100 milioni del 2005. Inoltre, l’Assemblea degli Azionisti ha approvato la conferma nella carica di amministratore di Filippo Andreatta, già nominato percooptazione dal Consiglio di Amministrazione del 27 marzo 2007. Da Dedalo News.it.

L’onore per il migliore esportatore va ad Agusta che, forte anche del contratto per gli elicotteri militari Usa, vola fino ad 810 milioni di € di vendite (il 38% circa del totale italiano). Si conferma come lo scorso anno in testa alla classifica, ma aumenta di ben 4 volte e mezzo il valore complessivo dei propri affari con l'estero. Le altre aziende, però, non possono certo lamentarsi: Alenia Aeronautica triplica il proprio export, mentre Oto Melara e Avio lo raddoppiano quasi.

Le prime dieci aziende

• AGUSTA con il 37,97%, pari a circa 810,6 mln. di €;

• ALENIA Aeronautica con il 14,2%, pari a circa 311,25 mln. di €;

• OTO MELARA con il 12,92%, pari a circa 283,3 mln. di €;

• AVIO con il 5,81%, pari a circa 127,35 mln. di €;

• LITAL con il 5,65%, pari a circa 123,85 mln. di €

• SELEX Sistemi Integrati con il 3,72%, par a circa 81,5 mln. di €;

• ALENIA AERMACCHI con il 3,35%, pari a circa 73,4 mln. di €;

• ALCATEL ALENIA Space Italia con il 3,26%, pari a circa 71,5 mln. di €;

• IVECO con il 2,26%, pari a circa 49,6 mln. di €;

• GALILEO AVIONICA con il 1,46%, pari a circa 32,1 mln. di €

Dove finiscono le armi made in Italy. Per quanto riguarda i Paesi destinatari dei nostri prodotti bellici e militari, si confermano sostanzialmente le fette di mercato degli ultimi anni: il 63% verso i Paesi della Nato o dell'Ue, e il restante per i Paesi fuori Unione o fuori Alleanza. Tra i primi, ai vertici della classifica troviamo gli Stati Uniti d'America, che oltre alla flotta di elicotteri presidenziali dell’Agusta acquistano dall’Italia “bombe, siluri, razzi, missili, navi da guerra, esplosivi militari e armi automatiche” di

tutti i calabri per un totale di 349,6 mln di € (fonte relazione Presidenza del Consiglio). Gli Usa sono seguiti da Polonia (227 milioni), Regno Unito (160 milioni) e Austria (152 milioni). Da soli i Paesi appartenenti alla Unione europea e alla Nato hanno messo insieme consegne di armi italiane superiori al totale complessivo esportato nel 2005 (1396 milioni contro 1360 milioni). Dati interessanti derivano invece dall'analisi delle esportazioni avvenute verso nazioni non Ue e non Nato. Al vertice troviamo gli Emirati Arabi Uniti – Stato che nei rapporti di Human Right Watch e Amnesty International si distingue per “vessazioni nei confronti delle organizzazioni per la tutela dei diritti umani - che riceveranno ben 338 milioni di euro di armamenti made in Italy, consistenti in “bombe, siluri, razzi, missili, navi da guerra,

aeromobili”. I ricchi petrolieri del deserto hanno ordinato in Italia armi o sistemi d'arma di calibro superiore ai 12,7 millimetri, bombe, siluri, razzi, missili (con relativi accessori), navi da guerra e aeromobili. Senza dimenticare apparecchiature elettroniche e di collaudo e munizioni varie. Molto più distanti, tutti al di sotto degli 80 milioni di euro, gli altri Paesi di questo gruppo, per i quali le nostre aziende hanno ricevuto le prescritte autorizzazioni.

Nella lista ci sono nomi poco rassicuranti: l'Oman (78 milioni per una nazione così piccola?), la Nigeria (teatro recentemente di sequestri ai danni di tecnici italiani dell'Eni), la Corea del Sud incuneata in una delle aree più delicate del pianeta. In attesa di capire, con la pubblicazione delle tabelle integrali, quali tipi di arma siano finiti nelle varie destinazioni, è utile citare altri Paesi rilevanti per l'export in area non- Ue/non-Nato: India e Pakistan, con la solita suddivisione quasi ecumenica (27 milioni a 22), il Venezuela e poi Libia e Singapore.

Scorporando i dati in fasce di importo si conferma la tendenza ad avere molti contratti di piccole

dimensioni (ben il 96% è relativo a materiali di valori inferiori ai 10 milioni), mentre il peso maggiore in termini finanziari lo si ha con pochi contratti “formato maxi” (sono 12, il doppio dello scorso anno, corrispondenti all'1,4%). Queste autorizzazioni sforano il muro del miliardo e cento milioni di euro e superano il 50% del totale (contro il 27% dello scorso anno). Anche per quanto riguarda le esportazioni definitive, conseguenti alle autorizzazioni degli scorsi anni, si è avuta una crescita del 12% con un importo complessivo di 937 milioni di euro.

Le prime dieci destinazioni

STATI UNITI D'AMERICA con il 15,95%, pari a circa 349,6 mln. di € con 102 autorizzazioni,

• EMIRATI ARABI UNITI con il 15,42%, pari a 338,2 mln. di € con 29 autorizzazioni;

• POLONIA con il 10,38%, pari 227,6 mln. di € con 9 autorizzazioni;

• Regno Unito con il 7,26%, pari a circa 159,25 mln. di € con 49 autorizzazioni;

• AUSTRIA con il 6,97%, pari a circa 152,8 mln. di € con 27 autorizzazioni;

• GERMANIA con il 5,20%, pari a circa 113,98 mln. di € con 48 autorizzazioni;

• BULGARIA con il 4,19%, pari a circa 91,8 mln. di € con 1 autorizzazione;

• OdMAN con il 3,59%, pari a 78,67 mln. di € con 7 autorizzazioni;

• LITUANIA con il 3,45%, pari a 75,7 mln. di € con 6 autorizzazioni;

• NIGERIA con il 3,39%, pari a 74,4 mln. di € con 2 autorizzazioni.

I profitti delle “banche armate”…sponsor ufficiale di Prodi durante la campagna elettore del 2006

Uno degli aspetti da sempre più osservati e sensibili in tema di armamenti è la lista delle cosiddette “banche armate”. Va ricordato che i dati relativi agli istituti di credito riguardano gli importi degli incassi autorizzati sui conti delle ditte armiere che vengono pagate per le commesse degli anni precedenti effettivamente esportate. Non si tratta, perciò, degli effettivi interessi o investimenti che le banche incanalano nel business militare ma della loro tendenza a mettersi a servizio, come operatori tecnici finanziari, delle transazioni di compravendita di armi. La percentuale varia tra il 3 e il 10 per cento della commessa.

E' ancora San Paolo-Imi la regina delle “banche armate”. Nel 2006 sui conti dell'istituto torinese sono transitati ben 446 milioni di euro frutto di transazioni internazionali per la compravendita di armi. L'anno precedente erano 164 milioni. San Paolo ha canalizzato circa un terzo dei flussi di cassa del settore, che nell'ultimo anno sono cresciuti del 32% circa, passando da 1,125 a 1,492 miliardi di euro. A seguire le altre tra cui il gruppo BNP-Paribas, Unicredit, Banca nazionale del lavoro (Bnl), Banca Intesa, Banco di Brescia ed anche Banca popolare di Milano. Ricompare Banca Intesa del cattolico Batoli che in passato aveva annunciato di voler uscire dal sostegno al commercio delle armi, ma che ha realizzato incassi per 46 miln di euro, in aumento dopo la fusione con San Paolo Imi.

Da segnalare, come già annunciato da Adista (v. Adista n. 3/07), la presenza di Banca popolare di Milano (17 milioni di euro), tra i soci di Banca Etica.

Questa impennata dell’export, affiancata alla manifestata volontà del governo di non tenere in

considerazione l’ipotesi di riconversione dell'industria bellica, prevista dalla legge, perché non

conveniente economicamente, delineano una linea dell’esecutivo preoccupante, in palese contrasto con il programma dell’Unione presentato agli elettori. Con l'aumento delle spese militari e l’adesione dell'Italia ai progetti americani del nuovo caccia Jsf e dello scudo stellare continua, si rafforza e si consolida per l'Italia una preoccupante e pericolosa corsa al riarmo a spese anche e soprattutto dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, i primi contribuenti in Italia per % di entrata.

Un commercio due volte illecito. Il governo, alla scadenza del 31 marzo, ha reso pubblico solo un "Rapporto" e non l’intera "Relazione sull’esportazione di armi" – come prevede espressamente la legge 185/90 – dove sono contenuti tutti i dati nel dettaglio. Il Rapporto facilita la lettura dei dati dell’Istituto Affari Internazionali, ma ne omette tanti altri penalizzando così la trasparenza. Così come, in deroga alla stessa legge del ’90, che limita l’esportazione di armamenti verso paesi in guerra e conflitti armati e paesi che violano i diritti umani, i valori e le leggi del profitto e del mercato non possono rispondere a leggi democratiche, che cercano di limitare il traffico legale di armi.

Gli emendamenti di “Sinistra critica” alla Finanziaria 2008

Sono almeno 20 i miliardi di euro che si potrebbero ottenere con una diversa impostazione

economica e finanziaria. Con un intervento che ridistribuisca seriamente il reddito da profitti e

rendite da destinare al lavoro dipendente. E’ possibile aumentare seriamente i salari, battere la

precarietà, ridurre la pressione fiscale. Basta colpire chi si è arricchito negli ultimi quindici anni e

che continua ad essere assistito anche dall’attuale governo. Basta poco.

Cosa otteniamo:

1. Recupero del fiscal drag

2. Recupero del differenziale tra inflazione reale e programmata

3. Salario sociale ed estensione degli ammortizzatori sociali

4. Assunzioni a t.i. per completare le piante organiche nella p.a.

5. Definizione del rapporto 1:10 tra retribuzioni massime e minime nella p.a.

6. Definizione delle pensioni minime e massime

7. Riduzione delle indennità e soppressione del vitalizio dei parlamentari

8. Misure assistenziali e previdenziali per esposti amianto

9. Soppressione e detraibilità Ici prima casa e misure fiscali a beneficio dei comuni

10. Misure per salute e ambiente (uso risorse idriche agricoltura,...)

Come lo otteniamo:

· Cancellazione del cuneo fiscale per le imprese

· Tassazione delle rendite finanziarie e riduzione imposte c/c al 20%

· Tassazione delle transazioni valutarie (Tobin Tax)

· Introduzione Ici per attività anche commerciali degli istituti religiosi

· Assunzione ispettori per contrasto evasione fiscale e contributiva

· Cancellazione spese per nuove armi e per missioni militari

· Cancellazione finanziamento del G8 alla Maddalena e dei Cpt

postato da: KorvoRosso alle ore gennaio 27, 2008 14:16 | Link | commenti (2)
categoria:guerra, politika, governo, voltagabbana
1 2 3 4 5 6 7 8 9
successiva
ultima
template by Splinder