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mercoledì, 20 febbraio 2008
PAPE CORDERI DIXIT ET BENEDIXIT
Santa dichiarazione e benedizione del 19 di febbraio, anno domini 2008:
 
“Constato con soddisfazione le sostanziali e positive convergenze programmatiche tra le due principali forze politiche candidate al governo del Paese”l4
*
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 20, 2008 12:23 | Link | commenti (14)
categoria:politika, satira, culture, sfruttamento, governo, voltagabbana, partito democratico, padroni
mercoledì, 13 febbraio 2008
CHI SEMINA GUERRA RACCOGLIE LUTTO
Da Peace Reporter: 
 
Italiani all'attacco: 'vittime civili'
war1Lo sostiene il governatore di Farah. Nel raid Nato con soldati italiani, secondo la fonte, uccisi donne e bambini.
Il governatore della provincia occidentale di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch, ha dichiarato questa mattina all'agenzia France Press che “truppe Nato italiane” hanno preso parte all’attacco avvenuto domenica notte nel distretto di Bakwa contro un abitazione nella quale si trovavano alcuni talebani, tra cui un loro comandante locale, il mullah Abdul Manan.
Secondo il governatore, le vittime del raid, condotto con il supporto aereo dell’aviazione alleata, sono otto talebani e almeno due civili: una donna e un bambino, moglie e figlio di uno dei guerriglieri. war4
Ma il governatore del distretto di Bakwa, Khan Agha, sostiene che le vittime civili dell’attacco italiano sono di più: “Nell’operazione – ha dichiarato – sono state uccise nove persone, tra cui due donne e due bambini. Mullah Manan non è tra le vittime”.
Secondo Khialbaz Sherzai, comandante provinciale della polizia, “nel raid sono stati uccisi sette civili, tutti membri di una stessa famiglia, tra cui una donna e due bambini”. 

Zona di operazione italiana. 
Nel distretto di Bakwa, nel sud della provincia di Farah, operano le forze speciali italiane della Task Force 45 impegnate nell’operazione Sarissa e, in situazioni di emergenza, i bersaglieri italiani della Forza di Reazione Rapida, dotati di elicotteri da combattimento Mangusta e carri armati Dardo.
war3Già un anno fa,
nel febbraio 2007, le forze italiane presero parte a un’offensiva per la riconquista del distretto di Bakwa.
Lo
scorso novembre, sempre nella provincia di Farah, le truppe italiane sono state impegnate per tre settimane nelle operazioni di guerra contro i talebani che avevano conquistato i distretti di Bakwa e Gulistan. 

Difesa: ''Falso, ma indaghiamo''.
Il comando italiano di Herat si è precipitato a smentire, con un comunicato, le dichiarazioni del governatore della provincia di Farah.
"In relazione alle notizie riportate da un articolo di PeaceReporter dal titolo ‘Italiani war5all’attacco: vittime civili’ e ripreso successivamente da alcune agenzie di stampa e giornali on line, il Comando della Regione Occidentale a guida italiana precisa che la notizia è falsa e priva di ogni fondamento. In particolare nessuna unità delle forze armate italiane ha partecipato ad alcuna operazione svolta la scorsa notte nel distretto di Bakwa".
Nonostante le smentite, in serata il ministro della Difesa, Arturo Parisi ha impartito disposizioni allo Stato maggiore della Difesa affinchè venga "accertato nel dettaglio lo sviluppo dei fatti".
 
Conferme e nuovi particolari. Successivamente, un altro lancio d’agenzia della France Presse, ripreso anche dal sito di Le Monde, riportava le dichiarazioni testuali del governatore della provincia di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch. “L’esercito afgano e gli italiani della Forza internazionale d’assistenza alla sicurezza della Nato hanno condotto un’operazione contro una presunta cellula di talebani, riunita war2nell’abitazione di un comandante talebano di nome Namanat: dieci persone sono state uccise, di cui otto talebani e la moglie e il figlio del comandante”.
Il lancio d’agenzia prosegue riportando le dichiarazioni del governatore del distretto di Bakwa, Khan Agha: “Il raid ha causato nove morti, tra cui due donne e tre bambini. Solo uno dei nove era
un talebano. Le vittime sono state uccise da colpi d’arma da fuoco”. Quindi dalle truppe afgane e italiane, non dalle bombe dell’aviazione Nato si diceva in un primo momento.
Il comando dell’Isaf, aggiunge il lancio dell’Afp, ha dichiarato che indagherà sull’accaduto
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 13, 2008 19:47 | Link | commenti (6)
categoria:guerra, politika, sfruttamento, razzismo, repressione, governo
lunedì, 11 febbraio 2008
ACCADDE DOMANI n° 2
Da Liberazione del 15 aprile 2008
S.A.*
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 11, 2008 21:14 | Link | commenti (3)
categoria:politika, satira, governo, voltagabbana
domenica, 10 febbraio 2008
ACCADDE DOMANI
Da Repubblica del 15 aprile 2008
crepacuore
P.s.: possa vivere cent’anni in buona salute, ma lontano dalla politica.
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 10, 2008 20:37 | Link | commenti (13)
categoria:politika, satira, governo, voltagabbana, partito democratico
sabato, 09 febbraio 2008
COSI’ PARLO’ LA COMUNE DI PARIGI
comu1“Noi siamo atei perché l'uomo non sarà mai libero, finch'egli non avrà scacciato Dio dalla sua intelligenza e dalla sua ragione.
Prodotta dalla visione dell'ignoto, creata dall'ignoranza, aiutata dall'intrigo, e subita per stupidità questa nozione mostruosa di un essere, di un principio all'infuori del mondo e dell'uomo, tesse la trama di tutte le miserie, nelle quali è caduta l'umanità, e forma l'ostacolo principale alla sua liberazione. Fin tanto che la visione mistica della divinità oscurerà il mondo, l'uomo non potrà né conoscerlo né possederlo; invece della scienza e della felicità, non ci troverà che la schiavitù della miseria e dell'ignoranza.
Ed è in grazia di questa idea d'un essere che è superiore al mondo e che lo regge, che si sono prodotte tutte le forme di schiavitù morale e sociale: religioni, dispotismo, proprietà, caste, sotto le quali geme e sanguina l'umanità.
Scacciar Dio dal dominio della conoscenza, espellerlo dalla società, è legge necessaria per l'uomo, se vuole arrivare alla scienza, se vuole realizzare la vittoria della rivoluzione.
Bisogna negare quest'errore, genesi di tutti gli altri, ché per esso da tanti secoli l'uomo è represso, incatenato, spogliato, martirizzato.
Che la Comune sbarazzi l'umanità di questo spettro delle miserie passate, di questa causa delle miserie presenti.
Nella Comune non c'é posto per il prete: ogni manifestazione, ogni organizzazione religiosa deve essere bandita”.
*dal Manifesto dei proscritti de "La Comune rivoluzionaria"; Londra, giugno 1874 comunardi
 
1. Occorre riprendere lo studio del movimento operaio classico in maniera disingannata, e disingannata, prima di tutto, per quanto riguarda i suoi eredi politici o pseudoteorici, poiché essi non possiedono che l’eredità della sua disfatta. Il successo apparente di questo movimento è l’insieme delle sue disfatte fondamentali (il riformismo o l’installazione al potere di una burocrazia statale) e le sue sconfitte (la Comune e la rivolta delle Asturie) sono, a tutt’oggi, i suoi successi aperti, per noi e per l’avvenire.
2. La Comune è stata la più grande festa del 19° secolo. Alla base di essa si trova la convinzione degli insorti di essere divenuti padroni della loro propria storia, non tanto al livello della decisione politica “governativa”, quanto invece a livello della vita quotidiana, in quella primavera del 1871 (per esempio il gioco di tutti con le armi; il che significa giocare con il potere). E’ anche in tal senso che bisogna capire Marx: «la più grande misura sociale della Comune è stata la sua esistenza in atto».
3. La frase di Engels: «Considerate la Comune di Parigi. Era la dittatura del proletariato» deve essere presa sul serio, come base per mostrare ciò che non é la dittatura del proletariato in quanto regime politico (le differenti forme di dittatura sul proletariato, in suo nome).
4. Tutti hanno potuto muovere delle giuste critiche alle incoerenze della Comune, alla mancanza palese di un apparato. Ma poiché noi siamo oggi convinti che il problema degli apparati politici sia molto più complesso di quanto non pretendano gli eredi dell’apparato di tipo bolscevico, é tempo di considerare la Comune non solo come primitivismo rivoluzionario passato di cui si superano tutti gli errori, ma come un’esperienza positiva di cui non si é ancora ritrovata e compiuta tutta la verità.
5. La Comune non ha avuto capi. E questo in un periodo storico nel quale l’idea che fosse necessario averne dominava completamente il movimento operaio. Così si spiegano, prima di tutto, le sue sconfitte e i suoi successi paradossali. Le guide ufficiali della Comune erano degli incompetenti (se si prende, come riferimento, il livello di Marx, o anche di Lenin e persino di Blanqui). Ma in compenso, gli atti “irresponsabili” di quel momento sono precisamente da rivendicare per il seguito del movimento rivoluzionario del nostro tempo (anche se le circostanze li hanno limitati quasi tutti allo stadio distruttivo - l’esempio più conosciuto é l’insorto che dice al borghese sospetto, che afferma di non essersi mai occupato di politica: «E’ proprio per questo che ti uccido»).
6. L’importanza vitale dell’armamento generale del popolo è manifestata, praticamente e teoricamente, dall’inizio alla fine del movimento. Nell’insieme, non si è rinunciato, in favore di distaccamenti specializzati, al diritto di imporre con la forza una volontà comune. Il valore esemplare di questa autonomia dei gruppi armati ha il suo rovescio nella mancanza di coordinazione: il fatto di non avere, in nessun momento, offensivo o difensivo, della lotta contro Versailles, portato la forza popolare a livello dell’efficacia militare; ma non si deve dimenticare che in Spagna la rivoluzione, e infine la guerra, sono state perdute in nome della trasformazione in “esercito repubblicano”. Si può pensare che la contraddizione tra autonomia e coordinazione dipendesse, in larga misura, dallo sviluppo tecnologico dell’epoca.
7. La Comune rappresenta, fino ad ora, la sola realizzazione di un urbanismo rivoluzionario, poiché essa ha attaccato, nella pratica, i segni pietrificati dell’organizzazione dominante della vita, riconoscendo lo spazio sociale in termini politici, rifiutandosi di credere che un monumento possa essere innocente. Coloro che riconducono questo aspetto ad un nichilismo da sottoproletari, all’irresponsabilità delle incendiarie, devono, in contropartita, confessare tutto ciò che essi considerano positivo, da conservare, nella società dominante (si vedrà che é praticamente tutto).
8. Più che dalla forza delle armi, la Comune di Parigi é stata vinta dalla forza dell’abitudine. L’esempio pratico più scandaloso é il rifiuto di ricorrere al cannone per impadronirsi della Banca di Francia, mentre c’era un così grande bisogno di denaro. Durante tutto il periodo in cui la Comune ha tenuto il potere, la banca é rimasta un’enclave versagliese dentro Parigi, difesa da qualche e fucile e dal mito della proprietà e del furto. Le altre abitudini ideologiche sono state estremamente nocive a tutti gli effetti (la risurrezione del giacobinismo, la strategia disfattista delle barricate in ricordo del ’48, ecc.).
9. La Comune mostra come i difensori del vecchio mondo beneficino sempre, per un aspetto o per l’altro, della capacità dei rivoluzionari; e soprattutto di coloro che pensano la rivoluzione. E precisamente là dove i rivoluzionari pensano come loro. Il vecchio mondo mantiene così delle basi (l’ideologia, il linguaggio, i costumi, i gusti) nello sviluppo dei suoi nemici, e vi si inserisce per riguadagnare il terreno perduto. (Solamente il pensiero in atto, naturale per il proletariato rivoluzionario, gli sfugge una volta per tutte: la Corte dei Conti é bruciata). La vera “quinta colonna” è nello spirito stesso dei rivoluzionari.
10. L’aneddoto degli incendiari che negli ultimi giorni erano andati per distruggere Nôtre Dame, e che si erano scontrati con il battaglione degli artisti della Comune, é ricco di senso: è un buon esempio di democrazia diretta. Esso mostra anche, più oltre, i problemi ancora irrisolti nella prospettiva del potere dei Consigli dei lavoratori. Quegli artisti, unanimi, avevano ragione di difendere una cattedrale in nome di valori estetici permanenti, e in definitiva, in nome dello spirito dei musei, quando altri uomini volevano quel giorno accedere all’espressione di se stessi, traducendo, con la demolizione della chiesa, la propria sfida totale ad una società che, con la sconfitta della Comune, si accingeva a respingere tutta la loro vita nel nulla e nel silenzio? Gli artisti della Comune, comportandosi da specialisti, si trovavano già in conflitto con una manifestazione coerentemente estremista della lotta contro l’alienazione. Bisogna rimproverare agli uomini della Comune di non aver osato rispondere al terrore totalitario del potere con l’impiego della totalità delle loro armi. Tutto induce a credere che i poeti che hanno tradotto in quel momento la poesia sospesa nella Comune siano stati fatti sparire. La massa degli atti incompiuti della Comune fa sì che divengano “atrocità” le azioni abbozzate, e che i ricordi siano censurati. La frase «coloro che fanno delle rivoluzioni a metà non fanno che scavarsi una tomba» spiega anche il silenzio di Saint-Just.
11. I teorici che restituiscono la storia di questo movimento adottando il punto di vista onnisciente di Dio, hanno gioco facile nel mostrare che la Comune era oggettivamente condannata, che essa non aveva possibilità di sbocco. Non bisogna dimenticare che, per coloro che hanno vissuto l’avvenimento, lo sbocco era là.
12. L’audacia e l’immaginazione della Comune non si misurano, evidentemente, in rapporto alla nostra epoca, ma in rapporto alla banalità di allora nella vita politica, intellettuale, morale. In rapporto alla solidarietà di tutte le banalità alle quali la Comune ha appiccato il fuoco. Così, considerando la solidarietà delle banalità attuali, si può concepire l’ampiezza della creatività che possiamo attenderci da un’esplosione uguale.
13. La guerra sociale di cui la Comune é un momento dura tuttora (benché le sue condizioni superficiali siano molto cambiate). Per l’opera di «rendere coscienti le tendenze incoscienti della Comune» (Engels), non é stata detta l’ultima parola.
*pubblicato su Internationale situationniste - N. 12 Settembre 1969 – Parigi
postato da: KorvoRosso alle ore febbraio 09, 2008 20:36 | Link | commenti (1)
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