Un massacro ingiustificato, senza tanti giri di parole. Ma con qualche precisazione da fare. Innanzitutto il principale complice del governo
colonialista israeliano: Hamas. E non parlo solo delle implicazioni etiche portate dalla strategia del martirio a danno dei nemici civili, intendo che Hamas non poteva trovare una strategia militare più fallimentare di quella che ha adottato dalla sua nascita. Di più: né Hamas ne qualunque altra organizzazione palestinese né qualunque altro stato della zona possono avere una strategia militare contro la quarta potenza
militare del pianeta. Voglio essere chiaro: Israele ha occupato e colonizzato i territori palestinesi, quindi una risposta armata è più che legittima. Risposta armata contro gli occupanti in armi, non contro i civili. Perchè anche una risposta armata, legittima e sacrosanta, sarebbe meramente simbolica per i motivi che ho scritto sopra. E se risposta armata simbolica deve essere, che sia diretta contro l’esercito
israeliano, non contro la popolazione israeliana. L’esercito israeliano massacra i civili palestinesi? Sono criminali di guerra, non vedo perché i combattenti palestinesi debbano diventare a loro volta criminali di guerra, soprattutto sapendo che azioni di quel genere non fanno altro che dare il pretesto ai falchi israeliani per ricominciare la mattanza. Mi si dirà, giustamente, che fare allora? Francamente non lo so, non credo moto nelle ipocrite iniziative occidentali di mediazione. Le componenti
politiche palestinesi divise se non nemiche hanno un vizio di fondo: l’integralismo religioso di Hamas e la burocratizzazione e la corruzione diffusa tra la dirigenza dell’ANP a cui tra l’altro mancano personaggi carismatici del calibro di Arafat essendo Barghouti in carcere. Per non parlare del mondo politico israeliano,
pressoché, pur con qualche distinguo, tutto condiscendente con la linea dura verso i palestinesi. Quindi i palestinesi dovrebbero rassegnarsi e accettare l’occupazione e la colonizzazione israeliana? Va da se che la risposta è no, ma nei fatti la subiscono e continueranno a subirla se non si esce da questo schema. Mi vengono in mente delle cose assurde: chi si ricorda dello sciopero della fame attuato dai combattenti irlandesi, Bobby Sands in testa, nel carcere di Maze? Morirono in dieci, uno dopo l’altro, per ottenere lo status di prigionieri politici, negato dagli inglesi. Il loro “martirio” servì se non altro a sensibilizzare l’opinione comune internazionale sul caso Irlanda del Nord e creò innumerevoli consensi. Quindi,
se proprio martirio deve essere, perché non cominciano i dirigenti palestinesi, dal vertice e scendere, uno dopo l’altro, come Bobby Sands e gli altri irlandesi? E’ un’assurdità, certo, ma sicuramente morirebbero molti civili in meno. E forse i criminali di guerra israeliani avrebbero meno argomenti e pretesti per giustificare e perpetrare i loro crimini. Un’ultima cosa sulla quale voglio parlare chiaro: la costituzione dello Stato di Israele è stato un atto di pirateria internazionale. Pretenderne adesso l’annullamento è cosa folle e inattuabile. Ma per favore non mi si venga a parlare di olocausto che ha giustificato la nascita di Israele perché di olocausti nella storia ce ne sono stati altri, e neanche troppo lontani, ad esempio i pellerossa , i curdi, gli indios e altri. Ma nessuno ha ridato loro la “patria”.
colonialista israeliano: Hamas. E non parlo solo delle implicazioni etiche portate dalla strategia del martirio a danno dei nemici civili, intendo che Hamas non poteva trovare una strategia militare più fallimentare di quella che ha adottato dalla sua nascita. Di più: né Hamas ne qualunque altra organizzazione palestinese né qualunque altro stato della zona possono avere una strategia militare contro la quarta potenza
militare del pianeta. Voglio essere chiaro: Israele ha occupato e colonizzato i territori palestinesi, quindi una risposta armata è più che legittima. Risposta armata contro gli occupanti in armi, non contro i civili. Perchè anche una risposta armata, legittima e sacrosanta, sarebbe meramente simbolica per i motivi che ho scritto sopra. E se risposta armata simbolica deve essere, che sia diretta contro l’esercito
israeliano, non contro la popolazione israeliana. L’esercito israeliano massacra i civili palestinesi? Sono criminali di guerra, non vedo perché i combattenti palestinesi debbano diventare a loro volta criminali di guerra, soprattutto sapendo che azioni di quel genere non fanno altro che dare il pretesto ai falchi israeliani per ricominciare la mattanza. Mi si dirà, giustamente, che fare allora? Francamente non lo so, non credo moto nelle ipocrite iniziative occidentali di mediazione. Le componenti
politiche palestinesi divise se non nemiche hanno un vizio di fondo: l’integralismo religioso di Hamas e la burocratizzazione e la corruzione diffusa tra la dirigenza dell’ANP a cui tra l’altro mancano personaggi carismatici del calibro di Arafat essendo Barghouti in carcere. Per non parlare del mondo politico israeliano,
pressoché, pur con qualche distinguo, tutto condiscendente con la linea dura verso i palestinesi. Quindi i palestinesi dovrebbero rassegnarsi e accettare l’occupazione e la colonizzazione israeliana? Va da se che la risposta è no, ma nei fatti la subiscono e continueranno a subirla se non si esce da questo schema. Mi vengono in mente delle cose assurde: chi si ricorda dello sciopero della fame attuato dai combattenti irlandesi, Bobby Sands in testa, nel carcere di Maze? Morirono in dieci, uno dopo l’altro, per ottenere lo status di prigionieri politici, negato dagli inglesi. Il loro “martirio” servì se non altro a sensibilizzare l’opinione comune internazionale sul caso Irlanda del Nord e creò innumerevoli consensi. Quindi,
se proprio martirio deve essere, perché non cominciano i dirigenti palestinesi, dal vertice e scendere, uno dopo l’altro, come Bobby Sands e gli altri irlandesi? E’ un’assurdità, certo, ma sicuramente morirebbero molti civili in meno. E forse i criminali di guerra israeliani avrebbero meno argomenti e pretesti per giustificare e perpetrare i loro crimini. Un’ultima cosa sulla quale voglio parlare chiaro: la costituzione dello Stato di Israele è stato un atto di pirateria internazionale. Pretenderne adesso l’annullamento è cosa folle e inattuabile. Ma per favore non mi si venga a parlare di olocausto che ha giustificato la nascita di Israele perché di olocausti nella storia ce ne sono stati altri, e neanche troppo lontani, ad esempio i pellerossa , i curdi, gli indios e altri. Ma nessuno ha ridato loro la “patria”.























