Ricevo e volentieri pubblico:

"Sedicente onorevole Dacia Valent, le rispondo in merito al suo post titolato “Bruciamo le città”, http://www.verbavalent.com/node/323, pubblicato sul suo blog il 17-11-2008, di cui riporto il link e un’esposizione grafica della parte che mi riguarda. In particolare le faccio notare che:La sua accusa di essere un “coglione venduto” attribuita a un morto che non si può difendere, la qualifica chiaramente senza bisogno di attribuirle epiteti che sarebbero comunque non esaustivi nel descrivere la sua bassezza morale. Voglio anche farle notare che nella sua vaneggiante ottica “venduto” è chiunque offra una prestazione a un datore di lavoro o padrone come si voglia chiamarlo, in cambio di un compenso. Il merito e le conseguenze politiche e sociali di questa mia prestazione sono sicuramente sindacabili e criticabili, ma non credo meritino quella condanna a morte, sentenziata da persone che rappresentavano e rappresentano solo se stesse, eseguita sparandomi alle spalle nella migliore tradizione e prassi dello squadrismo fascista. Lei che mi dà del coglione venduto e che giudica la mia esecuzione come giustificata per il bene del paese come può erigersi a giudice di altre persone accusandole senza prove di diffamare persone malate, di avere collusioni con terroristi neri di minacciare altre parti politiche con chiavi inglesi? Lei che ricopre incarichi organizzativi all’interno di un aggregatore che si ispira a principi di libertà, democrazia e non violenza, dovrebbe come minimo, per coerenza dimettersi dall’aggregatore, visto che coloro che dovrebbero vigilare su questi scempi che si compiono sui cadaveri per puro opportunismo e smanie di protagonismo, non aprono bocca e muovono foglia sul suo operato, degni serventi prostrati ed ipocriti della sua perenne causa persa. Causa per la quale ha cambiato mille bandiere e sputato in mille piatti. Ha cominciato in polizia per diventare deputata del PCI, per poi passare a Rifondazione approdando, dopo esserne stata scacciata, al congresso post fascista di Fiuggi, dove ha tessuto le lodi di Gianfranco Fini, che, a suo dire, la emozionava più di Pietro Ingrao. Per poi candidarsi alle europee con la lista Di Pietro, dove fortunatamente ha ottenuto il consenso che meritava. Per poi dichiarare il suo voto al Partito Democratico alle ultime elezioni, per umiliare infine un morto ammazzato che non poteva e non può difendersi, aldilà di quanto ha compiuto in vita. Si vergogni, sedicente onorevole Valent, e si vergognino quanti le prestano il fianco per le sue vergognose azioni.
Dall’aldilà
Marco Biagi, sparato alle spalle."























