Nei prossimi giorni ricorre l’anniversario della Rivoluzione d’ottobre, che in realtà, come tutti o quasi sanno, ebbe il suo culmine determinante nei primi giorni di novembre, codificata in ottobre dal calendario giuliano, usato all’epoca in Russia. Sappiamo come sono andate le cose: dopo gli anni di Lenin, che stavano creando i presupposti per la realizzazione di una società comunista a misura d’uomo, la degenerazione staliniana. E allora perché celebrare l’Ottobre? Perché è stato comunque il primo tentativo riuscito di rovesciamento di un sistema capitalistico da parte di masse popolari organizzate politicamente. Riporto di seguito, oltre ad alcuni video, un passo dello scritto “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” cronistoria della Rivoluzione d’Ottobre scritta sul campo da John Reed, giornalista progressista americano, prima cronista e poi
protagonista egli stesso di quegli eventi straordinari. Chi fosse interessato alla lettura di questo splendido romanzo verità senza spendere una lira e senza affannarsi a reperirlo, può scaricarlo in formato word: troverà il relativo file in fondo al post. “La grande Russia partoriva, nel dolore, un mondo nuovo. I domestici, che venivano trattati come degli animali, e che si pagavano di rado, si emancipavano. Poiché un paio di scarpe costava allora più di 100 rubli, mentre il salario era circa di 35 rubli al mese, essi rifiutavano di consumare le loro scarpe a fare la coda. In quella nuova Russia, tutti gli uomini, tutte le donne votavano. La classe operaia aveva i suoi giornali che dicevano delle cose straordinarie e impressionanti, e poi vi erano i Soviet, vi erano i sindacati. Gli stessi vetturini avevano il loro sindacato ed erano rappresentati al Soviet di Pietrogrado. I camerieri erano organizzati e rifiutavano le mance. Sui muri dei ristoranti si leggevano delle iscrizioni come queste: «Le mance non sono accettate» oppure: «Se un uomo è obbligato a guadagnarsi la vita servendo gli altri a tavola, non è una ragione per insultarlo offrendogli una mancia».
Al fronte i soldati continuavano la loro lotta contro gli ufficiali e nei Consigli imparavano ad autogovernarsi. Nelle fabbriche, quelle incomparabili organizzazioni russe che sono i Consigli di fabbrica, acquistavano esperienza e forza e prendevano coscienza della loro missione storica di lotta contro l'antico ordine di cose. La Russia intera imparava a leggere; leggeva di politica, di economia e di storia perché il popolo aveva bisogno di sapere. In ciascuna città, quasi in ciascun villaggio, su tutto il fronte, ogni frazione politica aveva il suo giornale, qualche volta anche parecchi. Migliaia di organizzazioni distribuivano centinaia di migliaia di opuscoli e ne inondavano gli eserciti, i villaggi, le officine, le strade. La sete d'istruzione, frenata per tanto tempo, divenne con la rivoluzione un vero delirio. Dal solo istituto Smolni, uscirono ogni giorno, durante i sei primi mesi, molte tonnellate di libri, che sui carri e sui vagoni andavano a saturare il paese. La Russia assorbiva, insaziabile, come la sabbia calda assorbe l'acqua. E non romanzi grotteschi, storia falsificata, religione diluita o quella letteratura a buon mercato che pervertisce, ma teorie economiche e sociali, filosofia, le opere diTostoi, di Gogol, di Gorki.
E quale funzione aveva la parola! I «torrenti d'eloquenza», di cui parla Carlyle a proposito della Francia, non erano che bagattelle in confronto alle conferenze, alle discussioni, ai discorsi nei teatri, nei circhi, nelle scuole, nei clubs, nelle sale di riunione dei Soviet, nelle sedi dei sindacati, nelle caserme. Si tenevano dei comizi nelle trincee, sulle piazze dei villaggi, nelle fabbriche. Quale spettacolo ammirabile quello dei 40.000 operai di Putilov che andavano ad ascoltare oratori socialdemocratici, socialisti rivoluzionari, anarchici ed altri, restando ugualmente attenti a tutti ed indifferenti alla lunghezza dei discorsi. Durante parecchi mesi a Pietrogrado, ed in tutta la Russia, ogni angolo di strada fu una tribuna pubblica. Nei treni, nei tram, ovunque, zampillava improvvisamente la discussione. Conferenze e congressi innumerevoli mescolavano gli uomini di due continenti: i congressi dei Soviet, delle cooperative, degli zemstvo, delle nazionalità, i congressi di preti, di contadini, di partiti politici, la Conferenza democratica di Pietrogrado, la Conferenza nazionale di Mosca, il Consiglio della repubblica Russa. A Pietrogrado tenevano sempre le loro riunioni tre o quattro congressi contemporaneamente. In tutti i consigli, la proposta di limitare i discorsi era regolarmente respinta, chiunque poteva liberamente esprimere i suoi pensieri...”
























