





























Mentre l’ex Consiglio dei Ministri, prima di lasciarci, ha approvato il decreto di rifinanziamento delle missioni militari all’estero.
Spese militari nel mondo (dati in $ USA)

Nel 2005 il governo Berlusconi – malgrado la sua politica di interventismo militare - inizia a tagliare la spesa per la difesa, per ottenere risparmi e spostare negli anni a venire i contributi per i piani di investimento già previsti. Questo si ripeterà nel 2006, quando l’Italia passa dal settimo all’ottavo posto nella classifica mondiale delle spese militari, superata dalla Russia.
Con la prima finanziaria Prodi, quella del 2007, le spese militari tornano ad aumentare, precisamente del 11,3% (da
Con la finanziaria 2008 il trend non cambia: è previsto un aumento delle spese militari complessive (Previsione di Bilancio della Difesa più finanziamenti aggiuntivi dalla Finanziaria 2008) del 11,1%; dai 21,011 miliardi di € del
In due anni le spese militari sono quindi aumentate di 5,570 miliardi di euro (quasi 11 mila miliardi delle vecchie lire).
Dobbiamo sottolineare che, senza grossi titoli sui giornali, l’Italia si sta avviando oggi verso la
ristrutturazione delle proprie forze armate. I primi segnali si sono avuti lo scorso autunno, in concomitanza con la discussione sulla legge finanziaria, quando il sottosegretario alla Difesa Forcieri, prima in un’intervista - intitolata significativamente “Meno marescialli più missioni” - poi in commissione Difesa della Camera, arriva a ipotizzare un ridimensionamento dello strumento militare. L’11 gennaio anche il Capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Di Paola, annuncia un piano di rivisitazione del comparto della Difesa con l’obiettivo di rendere disponibili risorse da convogliare sul miglioramento della capacità operativa. Si tratterebbe di una forte riduzione del personale, con l’obiettivo di arrivare a uno strumento di circa
150/160.000 soldati, rendendo quindi disponibili più risorse per l’acquisto di armi e, soprattutto, per le prossime missioni militari. Che questa progetto, oggi ancora in fase di elaborazione, possa rappresentare una effettiva discontinuità rispetto al passato sembra difficile, sia per le dichiarazioni dei principali soggetti interessati, sia soprattutto per le scelte concrete compiute da questo governo nel suo primo anno di vita.
Il Bilancio della Difesa 2008 – Prime previsioni
Secondo la “Nota aggiuntiva allo stato di previsione per
Questo incremento è così suddiviso:
· Funzione Difesa 15,224 miliardi di € (+775,1 milioni rispetto al 2007; + 5,4%)
· Funzione Sicurezza Pubblica 5,358 miliardi € (+27,5 milioni €; +0,5%)
· Funzioni Esterne 115,4 milioni di € (+4,4 ; + 4,0%)
· Pensioni Provvisorie 230,8 mln € (- 73,3 mln €; - 24,1%)
Più interessante guardare quali siano le destinazioni delle spese belliche, riportare nella seguente tabella (sempre tratta dalla “Nota aggiuntiva…”)

Da questa tabella si ricava un dato importante: la principale voce di aumento delle spese militari è quella relativa al “investimento”, cioè al riarmo delle Forze Armate italiane – in linea con quanto richiedono
E in tutto questo ancora manca la previsione di spesa per le missioni militari all’estero: 1 anno di partecipazione alle missioni internazionali costa infatti 1 miliardo di € (esclusi stipendi ai militari e ammortamento attrezzature). Ad esempio
Finanziamenti aggiuntivi Finanziaria 2008:
Eurofighter, Programmi internazionali, navi da guerra Fremm
All’aumento generale del bilancio l’ Art. 37 “Partecipazione a programmi aeronautici ad elevato contenuto tecnologico, interventi nel settore aeronautico e programmi europei navali e terrestri ad alta tecnologia” prevede ulteriori finanziamenti aggiuntivi.
La quota più elevata dei fondi aggiuntivi è per il programma di costruzione di 620 Eurofighter (con Germania, Gran Bretagna, Spagna), di cui 121 per l’Italia. Il Typhoon-Eurofighter (EFA) è il principale programma di collaborazione nella storia europea nel campo della difesa. Prevede l’utilizzo di missili AIM-9L e AIM-120, oltre al cannone Mauser da
Si tratta di stanziamenti per 3,904 miliardi € dal 2008 al 2012 ai quali vanno aggiunti altri 960 milioni per il 2008 e 2009, per un totale di 4,884 miliardi. “Con questi finanziamenti il programma EFA è a posto e sono confermati tutti gli impegni che il Parlamento aveva assunto” dichiara il sottosegretario Forcieri in rappresentanza del governo Prodi; come se la maggioranza di centro sinistra in Parlamento nel 2006 non fosse stata eletta anche e soprattutto grazie al movimento pacifista.
Sono confermati i fondi per l’acquisizione di 14 aerei da guerra M346-12 e di elicotteri EH101
nell’ambito del progetto “Soldato del futuro” – programmi elettronici per equipaggiare le forze terrestri e aeree, per un totale di 1,050 miliardi di € spalmati in 15 anni.
Sono stati sbloccati, inoltre, i fondi per la costruzione delle prime due navi da guerra Fremm, per un ammontare di 1,050 milioni da destinare con il meccanismo dei “contributi quindicennali”, a conferma della politica militare ed interventista a medio e lungo periodo del governo. Si tratta di ulteriori poste di bilancio per investimenti che confermano a pieno le intenzioni del Ministero degli Esteri di ricoprire un ruolo da protagonista nel contesto Nato (relazione Ministro D’Alema del 21 febbraio 2007).
A questi importi sono state aggiunte spese di funzionamento (ristrutturazione arsenali, ect) per il 2008 per un totale di 230 mln più altri 450 mln, sempre secondo il meccanismo dei “contributi quindicennali”.
Oltre alle spese da sostenere per il mantenimento di 1.546 edifici militari, di cui ben 1.168 posseduti dagli Usa. Parte del mantenimento spetta al bilancio italiano pari al 41% (366,54 milioni di €).
La spesa nascosta
Ma non basta.Alcuni enti non propriamente di ispirazione pacifista come
per lo strumento militare nel suo complesso mediamente circa il 2% del Pil, che tradotto significa una spesa, media, di circa 25 miliardi di euro all’anno per gli anni Duemila. Questa cifra, che si discosta notevolmente dal bilancio del ministero della Difesa, deriva dal fatto che questi enti, come del resto anche il Sipri, il prestigioso Istituto di ricerche per la pace di Stoccolma, conteggiano tutte le spese dello stato che servono per l’apparato bellico, quindi anche quelle che non risultano in carico al ministero della Difesa.
Questo con buona pace dei lacrimandi della difesa nostrani che in periodo di finanziaria spuntano su giornali e televisioni nel ruolo di “tecnici & esperti” per raccontare di bilanci da miseria.
La spesa nascosta
Ma non basta.Alcuni enti non propriamente di ispirazione pacifista come
Questo con buona pace dei lacrimandi della difesa nostrani che in periodo di finanziaria spuntano su giornali e televisioni nel ruolo di “tecnici & esperti” per raccontare di bilanci da miseria.
Tabella 2 – ripartizione delle spese aggiuntive previste dalla Finanziaria 2008 (in milioni di €)
Export di armi: il valore delle nuove transazioni autorizzate
La prima relazione sull'export italiano di armi del governo Prodi, più puntuale del passato ma ancora incompleta, presenta dati dirompenti, in quantità e qualità. Il valore complessivo delle autorizzazioni all'esportazione rilasciate nel 2006 sale infatti a ben 2,19 miliardi di €, contro gli 1,36 miliardi del 2005. Si tratta dei volumi più alti degli ultimi 10 anni, che superano di poco il picco del 1999.
Le aziende: chi sono i campioni dell'export
I principali campioni dell'export bellico italiano sono sempre gli stessi: Agusta (gruppo Finmeccanica, fra i maggiori sponsor della Comunità di Sant’Egidio e di San Patrignano, presieduta dall’ammiraglio Marcello di Donno, capo di stato maggiore della marina dal 2001 al 2004), Alenia, Oto Melara (anch’essa presieduta da un ex capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Giulio Fraticelli), Avio, Selex... anche loro tutte in qualche modo gravitanti nella galassia Finmeccanica.
L’onore per il migliore esportatore va ad Agusta che, forte anche del contratto per gli elicotteri militari Usa, vola fino ad 810 milioni di € di vendite (il 38% circa del totale italiano). Si conferma come lo scorso anno in testa alla classifica, ma aumenta di ben 4 volte e mezzo il valore complessivo dei propri affari con l'estero. Le altre aziende, però, non possono certo lamentarsi: Alenia Aeronautica triplica il proprio export, mentre Oto Melara e Avio lo raddoppiano quasi.
Le prime dieci aziende
• AGUSTA con il 37,97%, pari a circa 810,6 mln. di €;
• ALENIA Aeronautica con il 14,2%, pari a circa 311,25 mln. di €;
• OTO MELARA con il 12,92%, pari a circa 283,3 mln. di €;
• AVIO con il 5,81%, pari a circa 127,35 mln. di €;
• LITAL con il 5,65%, pari a circa 123,85 mln. di €
• SELEX Sistemi Integrati con il 3,72%, par a circa 81,5 mln. di €;
• ALENIA AERMACCHI con il 3,35%, pari a circa 73,4 mln. di €;
• ALCATEL ALENIA Space Italia con il 3,26%, pari a circa 71,5 mln. di €;
• IVECO con il 2,26%, pari a circa 49,6 mln. di €;
• GALILEO AVIONICA con il 1,46%, pari a circa 32,1 mln. di €
Dove finiscono le armi made in Italy. Per quanto riguarda i Paesi destinatari dei nostri prodotti bellici e militari, si confermano sostanzialmente le fette di mercato degli ultimi anni: il 63% verso i Paesi della Nato o dell'Ue, e il restante per i Paesi fuori Unione o fuori Alleanza. Tra i primi, ai vertici della classifica troviamo gli Stati Uniti d'America, che oltre alla flotta di elicotteri presidenziali dell’Agusta acquistano dall’Italia “bombe, siluri, razzi, missili, navi da guerra, esplosivi militari e armi automatiche” di
tutti i calabri per un totale di 349,6 mln di € (fonte relazione Presidenza del Consiglio). Gli Usa sono seguiti da Polonia (227 milioni), Regno Unito (160 milioni) e Austria (152 milioni). Da soli i Paesi appartenenti alla Unione europea e alla Nato hanno messo insieme consegne di armi italiane superiori al totale complessivo esportato nel 2005 (1396 milioni contro 1360 milioni). Dati interessanti derivano invece dall'analisi delle esportazioni avvenute verso nazioni non Ue e non Nato. Al vertice troviamo gli Emirati Arabi Uniti – Stato che nei rapporti di Human Right Watch e Amnesty International si distingue per “vessazioni nei confronti delle organizzazioni per la tutela dei diritti umani - che riceveranno ben 338 milioni di euro di armamenti made in Italy, consistenti in “bombe, siluri, razzi, missili, navi da guerra,
aeromobili”. I ricchi petrolieri del deserto hanno ordinato in Italia armi o sistemi d'arma di calibro superiore ai
Nella lista ci sono nomi poco rassicuranti: l'Oman (78 milioni per una nazione così piccola?),
Scorporando i dati in fasce di importo si conferma la tendenza ad avere molti contratti di piccole
dimensioni (ben il 96% è relativo a materiali di valori inferiori ai 10 milioni), mentre il peso maggiore in termini finanziari lo si ha con pochi contratti “formato maxi” (sono 12, il doppio dello scorso anno, corrispondenti all'1,4%). Queste autorizzazioni sforano il muro del miliardo e cento milioni di euro e superano il 50% del totale (contro il 27% dello scorso anno). Anche per quanto riguarda le esportazioni definitive, conseguenti alle autorizzazioni degli scorsi anni, si è avuta una crescita del 12% con un importo complessivo di 937 milioni di euro.
Le prime dieci destinazioni
STATI UNITI D'AMERICA con il 15,95%, pari a circa 349,6 mln. di € con 102 autorizzazioni,
• EMIRATI ARABI UNITI con il 15,42%, pari a 338,2 mln. di € con 29 autorizzazioni;
• POLONIA con il 10,38%, pari 227,6 mln. di € con 9 autorizzazioni;
• Regno Unito con il 7,26%, pari a circa 159,25 mln. di € con 49 autorizzazioni;
• AUSTRIA con il 6,97%, pari a circa 152,8 mln. di € con 27 autorizzazioni;
• GERMANIA con il 5,20%, pari a circa 113,98 mln. di € con 48 autorizzazioni;
• BULGARIA con il 4,19%, pari a circa 91,8 mln. di € con 1 autorizzazione;
• OdMAN con il 3,59%, pari a 78,67 mln. di € con 7 autorizzazioni;
• LITUANIA con il 3,45%, pari a 75,7 mln. di € con 6 autorizzazioni;
• NIGERIA con il 3,39%, pari a 74,4 mln. di € con 2 autorizzazioni.
I profitti delle “banche armate”…sponsor ufficiale di Prodi durante la campagna elettore del 2006
Uno degli aspetti da sempre più osservati e sensibili in tema di armamenti è la lista delle cosiddette “banche armate”. Va ricordato che i dati relativi agli istituti di credito riguardano gli importi degli incassi autorizzati sui conti delle ditte armiere che vengono pagate per le commesse degli anni precedenti effettivamente esportate. Non si tratta, perciò, degli effettivi interessi o investimenti che le banche incanalano nel business militare ma della loro tendenza a mettersi a servizio, come operatori tecnici finanziari, delle transazioni di compravendita di armi. La percentuale varia tra il 3 e il 10 per cento della commessa.
E' ancora San Paolo-Imi la regina delle “banche armate”. Nel 2006 sui conti dell'istituto torinese sono transitati ben 446 milioni di euro frutto di transazioni internazionali per la compravendita di armi. L'anno precedente erano 164 milioni. San Paolo ha canalizzato circa un terzo dei flussi di cassa del settore, che nell'ultimo anno sono cresciuti del 32% circa, passando da
Da segnalare, come già annunciato da Adista (v. Adista n. 3/07), la presenza di Banca popolare di Milano (17 milioni di euro), tra i soci di Banca Etica.
Questa impennata dell’export, affiancata alla manifestata volontà del governo di non tenere in
considerazione l’ipotesi di riconversione dell'industria bellica, prevista dalla legge, perché non
conveniente economicamente, delineano una linea dell’esecutivo preoccupante, in palese contrasto con il programma dell’Unione presentato agli elettori. Con l'aumento delle spese militari e l’adesione dell'Italia ai progetti americani del nuovo caccia Jsf e dello scudo stellare continua, si rafforza e si consolida per l'Italia una preoccupante e pericolosa corsa al riarmo a spese anche e soprattutto dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, i primi contribuenti in Italia per % di entrata.
Un commercio due volte illecito. Il governo, alla scadenza del 31 marzo, ha reso pubblico solo un "Rapporto" e non l’intera "Relazione sull’esportazione di armi" – come prevede espressamente la legge 185/90 – dove sono contenuti tutti i dati nel dettaglio. Il Rapporto facilita la lettura dei dati dell’Istituto Affari Internazionali, ma ne omette tanti altri penalizzando così la trasparenza. Così come, in deroga alla stessa legge del ’90, che limita l’esportazione di armamenti verso paesi in guerra e conflitti armati e paesi che violano i diritti umani, i valori e le leggi del profitto e del mercato non possono rispondere a leggi democratiche, che cercano di limitare il traffico legale di armi.
Gli emendamenti di “Sinistra critica” alla Finanziaria 2008
Sono almeno 20 i miliardi di euro che si potrebbero ottenere con una diversa impostazione
economica e finanziaria. Con un intervento che ridistribuisca seriamente il reddito da profitti e
rendite da destinare al lavoro dipendente. E’ possibile aumentare seriamente i salari, battere la
precarietà, ridurre la pressione fiscale. Basta colpire chi si è arricchito negli ultimi quindici anni e
che continua ad essere assistito anche dall’attuale governo. Basta poco.
Cosa otteniamo:
1. Recupero del fiscal drag
2. Recupero del differenziale tra inflazione reale e programmata
3. Salario sociale ed estensione degli ammortizzatori sociali
4. Assunzioni a t.i. per completare le piante organiche nella p.a.
5. Definizione del rapporto 1:10 tra retribuzioni massime e minime nella p.a.
6. Definizione delle pensioni minime e massime
7. Riduzione delle indennità e soppressione del vitalizio dei parlamentari
8. Misure assistenziali e previdenziali per esposti amianto
9. Soppressione e detraibilità Ici prima casa e misure fiscali a beneficio dei comuni
10. Misure per salute e ambiente (uso risorse idriche agricoltura,...)
Come lo otteniamo:
· Cancellazione del cuneo fiscale per le imprese
· Tassazione delle rendite finanziarie e riduzione imposte c/c al 20%
· Tassazione delle transazioni valutarie (Tobin Tax)
· Introduzione Ici per attività anche commerciali degli istituti religiosi
· Assunzione ispettori per contrasto evasione fiscale e contributiva
· Cancellazione spese per nuove armi e per missioni militari
· Cancellazione finanziamento del G8 alla Maddalena e dei Cpt
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PRESENTAT ARM!