venerdì, 31 agosto 2007 | in : politika
clemente_mastella
"Se ministri scendono in piazza il 20 ottobre, è crisi di governo. Questo è lo spartiacque. Ne ho parlato con Franco Marini e gli ho detto: se succede, preparati. Se i ministri scelgono di scendere in piazza, non c'é più la coalizione. E non perché lo decido io, ma perché è il Paese che non crede più in questa coalizione"
Così dichiarò invece alla vigilia del Family Day, di cui fu entusiasta partecipante: “La Bindi invita i colleghi a non andare. Io non lascio la chiesa alla destra”.
E non mi pare che allora qualcuno, a sinistra, abbia lanciato ultimatum.
Clemente Mastella, Guardasigilli di Ceppaloni, democristiano d.o.c.g.
KorvoRosso @ agosto 31, 2007 20:13 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
giovedì, 30 agosto 2007 | in : politika, satira
amato
«Serve una lotta all'illegalità a 360 gradi, così come fece Rudolph Giuliani da sindaco di New York. Combattere la piccola illegalità è propedeutico e a volte strumentale a combattere la grande»
Giuliano Amato, Ministro dell’Interno.
KorvoRosso @ agosto 30, 2007 19:41 | commenti (10)(popup) | commenti (10)
mercoledì, 29 agosto 2007 | in : politika, satira, culture
il_buono_il_brutto_ilcattivorid
Sceriffi si nasce.
E loro lo nacquero.
Le vecchiette ai semafori possono stare tranquille.
KorvoRosso @ agosto 29, 2007 17:56 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, 26 agosto 2007 | in : politika, culture
prontosoccorso
E’ opinione di alcuni kilombisti che il sistema sanitario USA, confronato a quello italano, non sia poi così malaccio come Moore vorrebbe far credere. Pubblico al riguardo l’opinione in merito del prof. Gavino Maciocco, del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Firenze, che non è né un pericoloso estremista né tantomeno un antiamericano. Da: “http://www.careonline.it/2004/5_04/pdf/dossier_2.pdf”
Sistema sanitario nazionale:
per gli Stati Uniti rimane un miraggio
La terza sfida televisiva, dello scorso 13 ottobre, tra il Presidente americano Bush e il suo sfidante, senatore Kerry, si è concentrata sui temi di politica interna, e tra questi non potevano mancare le questioni relative alla Sanità. Kerry non ha evitato di attaccare il rivale su questo terreno: dall’anno del suo insediamento ad oggi la quantità di persone non assicurate è enormemente cresciuta: più 5 milioni, per raggiungere quota oltre 45 milioni. Kerry ha minuziosamente contato Stato per Stato le perdite di copertura assicurativa durante la presidenza Bush: Arizona (lo stato dove si teneva il dibattito): meno 82.000, Ohio: meno 114.000, Wisconsin: meno 82.000. “Siamo il Paese più ricco sulla faccia della terra eppure da noi innumerevoli bambini non hanno l’assistenza sanitaria; siamo il solo Paese industrializzato nel mondo che si trovi in questa condizione. Io ho un piano per garantire la copertura assicurativa a tutti gli americani. Noi renderemo ciò accessibile e sostenibile. Consentiremo a tutti di poter acquisire lo stesso livello di copertura assistenziale che godono i senatori e i membri del congresso”. Bush ha fatto spallucce: il piano di Kerry è troppo costoso, è un “empty promise”, una promessa vuota. La mancanza di copertura assistenziale per una fetta consistente di popolazione, oltre il 16% del totale, è forse il fenomeno più eclatante della crisi e delle contraddizioni del sistema sanitario americano. Un sistema che non è riuscito, nella sua tortuosa storia, ad assicurare a tutti i cittadini un accesso universale ai servizi, neanche quando il Partito Democratico era al governo e ha potuto godere in alcune circostanze (vedi presidenza Johnson negli anni Sessanta) di una forte maggioranza parlamentare. Le ragioni di ciò sono molto complesse, ma si possono riassumere in tre punti principali.
 
1 - Il principio della responsabilità individuale: il vero DNA della Costituzione americana, anche di fronte alla salute e alla malattia; a questo principio si sono ripetutamente appellati i medici americani – tramite la loro potente organizzazione, l’AMA, American Medical Association – per contrastare con successo ogni tentativo di introdurre forme mutualistiche a carattere universalistico (da alcuni anni, però, tale intransigenza si è molto mitigata).
2 - Il diniego da parte dei 2/3 della società americana di farsi carico fiscalmente dell’assistenza dell’1/3 più povero della popolazione; negli anni qualche apertura su questo versante c’è stata, con l’istituzione nel 1965 di due programmi pubblici di assistenza (Medicare per gli anziani, Medicaid per alcune selezionate categorie di poveri), ma ancora nel 1994 – sotto la presidenza Clinton – un nuovo tentativo di garantire a tutti gli americani l’assistenza sanitaria fallì.
3 - La presenza di ammortizzatori in grado di attenuare il peso della mancanza di copertura assicurativa e perciò di rendere meno acuto e scandaloso il fenomeno: per decenni ospedali pubblici e non-profit e istituzioni accademiche hanno assistito gratuitamente i poveri e hanno tollerato la non riscossione dei debiti contratti da persone senza assicurazione; ma dagli anni Novanta la situazione è molto cambiata: molti ospedali pubblici e non-profit sono diventati for-profit, e quelli rimasti (anche le cliniche universitarie) sono sempre meno disposti ad assistere gratuitamente le persone senza assicurazione. Negli ultimi 20 anni la questione della mancata copertura assicurativa di una parte della popolazione americana si è decisamente aggravata. “Se non facciamo qualcosa riguardo ai non assicurati in un tempo ragionevole - ha sostenuto un alto dirigente di una HMO, in una dichiarazione al New York Times - l’intero sistema sanitario di questo Paese andrà incontro al collasso e il Governo ne pagherà le conseguenze, perché alla fine la gente dirà: quello che è troppo è troppo”.
Le ragioni di ciò sono legate a due principali motivi:
1 -  la crescita dei costi delle assicurazioni (+13% nel 2003, di gran lunga superiore al tasso di inflazione), che ha portato molte imprese a ridurre o addirittura negare il benefit sanitario ai
propri dipendenti;
2 -  le trasformazioni della struttura produttiva del Paese con la diffusione di micro imprese e del lavoro precario, dove l’assicurazione contro le malattie è quasi sempre un miraggio. Ciò ha portato a una costante diminuzione del numero dei dipendenti assicurati attraverso le imprese (e i 7700 $ all’anno necessari per assicurare una famiglia media sono un lusso che pochi lavoratori si possono permettere). Le difficoltà della Sanità americana non si limitano all’indebolimento del suo principale pilastro, quello dell’assicurazione privata basata sull’impiego; le altre due “gambe” (pubbliche) del sistema, Medicare e Medicaid, mostrano chiari segni di cedimento e se persisterà la politica di drastica riduzione delle tasse (a favore dei più ricchi), così pervicacemente voluta dall’amministrazione Bush, il destino dei programmi pubblici, nonostante i maquillage pre-elettorali, sarà quanto mai incerto. L’implosione è dietro l’angolo. Ciò non significa la bancarotta o il dissolvimento di un sistema; negli USA il sistema è così frammentato e disperso, i centri di spesa e di responsabilità (economica e politica) così fortemente distribuiti e decentrati, le risorse così ricche e l’offerta così abbondante, che nessuno avvertirà il“botto”. Non brucerà la foresta, ma innumerevoli alberi cadranno silenziosamente: aumenterà il numero dei non assicurati, crescerà l’onere finanziario out-of-pocket sulle famiglie, un numero sempre maggiore di anziani e no si ridurrà in miseria a causa delle cure mediche. L’assicurazione sanitaria nazionale rimane un miraggio nell’attuale situazione politica. Come fa notare Victor Fucks, il decano degli economisti sanitari americani, “i tempi di adozione di un servizio sanitario nazionale dipenderanno ampiamente da fattori esterni al mondo dell’assistenza sanitaria”. Nel suo bel libro “Chi vivrà? Salute, economia e scelte sociali” (Vita e Pensiero 2002, Milano, p. 287) Fucks così conclude: “I cambiamenti importanti della politica sanitaria, come in qualunque area, sono atti politici compiuti per ragioni anch’esse politiche. Fu così per l’introduzione del servizio sanitario nazionale da parte della Germania unificata, voluto da Bismarck oltre un secolo fa. Fu nuovamente così per l’adozione di un’analoga assicurazione da parte della Gran Bretagna dopo la Seconda Guerra Mondiale. E sarà così per gli USA, se e quando si avvieranno sulla stessa strada. Probabilmente il servizio sanitario
nazionale sarà introdotto anche in America sull’onda di un generale mutamento del clima politico; il tipo di cambiamento che spesso accompagna i conflitti, le depressioni economiche
e le tensioni sociali su larga scala. Mancando tali condizioni, dobbiamo invece attenderci modesti tentativi di ampliare la copertura assicurativa e contenere i costi della Sanità,
accompagnati da molto più chiasso di quello che simili tentativi giustificherebbero.
Gavino Maciocco
Dipartimento di Sanità Pubblica
Università di Firenze”
KorvoRosso @ agosto 26, 2007 16:46 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
sabato, 25 agosto 2007 | in : politika, satira, culture
sw
Sgomberato nella capitale, su direttiva del Gabinetto del Sindaco, il “residence Roma”di via Bravetta, occupato da diversi anni da decine di tranquille famiglie di senegalesi, sudamericani, rom e italiani. Garantito un alloggio alternativo solo per i senegalesi, che vengono ritenuti i “più affidabili”. E tutti gli altri, che sono un paio di centinaia? O accettano Il centro di accoglienza o la strada. E che fine farà il “residence Roma? Tornerà al suo “legittimo” proprietario, il mitico Massimo Mezzaroma, che ha già in tasca il cambio di destinazione ad uso abitativo e che, leccandosi i baffi, sentitamente ringrazia commosso.
Complimenti, sherif Walt: Cofferati ti fa una sega!
KorvoRosso @ agosto 25, 2007 13:56 | commenti (25)(popup) | commenti (25)