1° maggio, Festa dei Lavoratori. Una data ricca di significati, di simboli, di sofferenza, sfruttamento, conquiste. Una di quelle date che varrebbe la pena di celebrare e festeggiare sempre. Ma non me la sento, non più. Perché è diventata una data scontata, svuotata, integrata, omologata, come l’8 marzo. Perché con 1300 morti sul lavoro all’anno, tutti gli anni, non so da quanti anni, con centinaia di migliaia di precari sfruttati, sottopagati, depredati del futuro, con centinaia di migliaia per cui il lavoro, qualunque lavoro, è il sogno di una vita e tale rimane, con migliaia di clandestini assunti a nero, stroncati di fatica, umiliati, minacciati, picchiati, uccisi, celebrare questa festa mi sembra una bestemmia così blasfema da far sanguinare le orecchie e l’anima di tutti quei morti e di tutti quei vivi che sopravvivono. Per quel che mi riguarda, il 1° maggio come Festa del Lavoro ricomincerò a celebrarlo quando il lavoro diventerà un qualcosa che la sera faccia tornare a casa persone contente e, soprattutto, vive.
E al diavolo pure il concerto.
postato da: KorvoRosso alle ore aprile 30, 2007 19:37 | Link | commenti (6)
categoria:politika, rivoluzioni
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