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Home » Settembre 2006
sabato, 30 settembre 2006
IN RICORDO DEI COMPAGNI UNGHERESI, CHE PROVARONO A CAMBIARE IL COMUNISMO
ungher01
Sono passati 50 anni dalla rivolta operaia ungherese, da quell’Ottobre 1956 che provò a realizzare una rivoluzione politica, a farla finita con il regime stalinista, che aveva abolito il capitalismo, ma negato la democrazia operaia. Da allora la borghesia ha usato “i fatti dell’Ungheria” per attaccare il socialismo. Cosa che le è stato facilitato dal comportamento complice di tanti dirigenti dei partiti comunisti e socialisti. 
Il Presidente Napolitano, degno rappresentante di quella burocrazia stalinista che appoggiò allora la repressione della rivoluzione e nascose ai lavoratori italiani il suo vero carattere, oggi “ammette” di aver commesso degli errori. Nasconde accuratamente, allora come oggi, il fatto più importante, qualcosa che ha una validità anche dopo che tanto tempo è passato: la capacità dimostrata da parte dei lavoratori di sollevarsi e prendere il potere malgrado il regime più repressivo.
intendiamo ricordare ancora quei compagni ungheresi che non hanno piegato la testa, che hanno voluto immaginare un socialismo senza burocrati e carrieristi. Oggi che non esiste né l’Urss, né i regimi del cosiddetto “socialismo reale”, la loro esperienza è un punto di riferimento per i lavoratori di tutto il mondo. Non è un caso che “i fatti ungheresi” vengano spesso usati per polemiche di bassa lega, ma sempre nascondendo proprio i fatti e il carattere stesso della rivoluzione.un1
CRONISTORIA:
L’Ungheria del dopoguerra vive un breve periodo di democrazia dopo il regime fascista di Horty, ma nelle elezioni del ’48 il partito comunista conquista la maggioranza, rendendo il paese magiaro a tutti gli effetti suddito dell’Unione Sovietica.
La miope politica economica e il malgoverno dei fedelissimi di Stalin, Rakosi e i suoi, sono a stento sopportati dal fiero popolo ungherese, che malvolentieri si piega alla volontà del governo tiranno.
Con la morte di Stalin nel ’53 una ventata di libertà percorre tutte le democrazie popolari, scosse soprattutto negli ultimi anni dai processi-farsa, le famose “purghe staliniane”, attraverso le quali lo statista georgiano si era liberato di tutti i “traditori fascisti”, instaurando un clima di terrore in Ungheria, Bulgaria e Cecoslovacchia.
Anche l’Ungheria piange i suoi martiri, mentre il clima di distensione favorisce la nascita di liberi movimenti di pensiero: il circolo Petofi e le assemblee studentesche. Gli intellettuali e gli studenti sono le avanguardie più sensibili della popolazione, che, libera finalmente di potersi unire e di poter scambiare le proprie idee in ottobre manifesta per le strade di Budapest il malcontento nei confronti del governo e l’orgoglio di essere ungheresi. La manifestazione, del tutto spontanea, si ingrossa nel suo snodarsi di tutta la gente della capitale e, a intellettuali e studenti, si affiancano gli operai, le casalinghe, gli impiegati; un fiume di uomini e di donne con bandiere tricolori si riversa nelle strade cantando inni patriottici. In serata però la situazione comincia a precipitare, l’andamento pacifico del pomeriggio lascia il posto alla violenza e all’esasperazione: alcuni gruppi si scagliano contro la statua di Stalin e in un attimo il temutissimo dittatore viene fatto a pezzi dalla folla, che smonta i simboli del comunismo e solleva alte le bandiere tricolori.
Il mattino del giorno successivo vede l’entrata dei carri armati russi in Ungheria: Rakosi, il capo del governo così impopolare si dimette e affida la patata bollente nelle mani di Imre Nagy, perseguitato durante il periodo stalinista, uomo onesto, cresciuto in Russia e leninista convinto. Il popolo reclama e gran voce questa guida: nessuno vuole instaurare un regime capitalistico, tutti vogliono un socialismo nazionale, un comunismo su misura, una variante al modello monolitico sovietico che sappia soddisfare le esigenze specifiche del piccolo paese magiaro.
Nagy raccoglie tutte queste esigenze e trattando con il Cremlino riesce a far ritirare le truppe e a costituire un nuovo governo. Saranno le due settimane di gloria degli ungheresi: ristabilite le libertà fondamentali di informazione e associazione, si formano nuovamente gli antichi partiti del dopoguerra e presto nasce un governo di coalizione. Troppo perché questo possa essere pacificamente tollerato da Kruscev, per quanto lui stesso abbia auspicato nel suo discorso di insediamento al Cremlino una nuova era di distensione e di pace. nagyI primi di novembre la situazione precipita ancora, l’Armata Rossa è alle porte dell’Ungheria: Nagy a un punto di non ritorno; vedendosi abbandonato dalla Russia esce formalmente dal patto di Varsavia e chiede aiuto alle Nazioni Unite. Purtroppo la sorte del paese magiaro è stata già decisa: Suez in cambio della rivoluzione di Nagy, Stati Uniti e Unione Sovietica si scambiano favori in sede di Consiglio di Sicurezza.
I carri armati sovietici entrano nuovamente in Ungheria per restarci, questa volta, molto a lungo. Nagy trasferito con un inganno in Polonia sarà poi riportato a Budapest e dopo un processo a porte chiuse sarà giustiziato nel ’58. La popolazione sarà in parte deportata e molti ungheresi fuggiranno verso l’Occidente dalla vicina Austria. Represso ogni gruppo e partito politico la situazione sarà controllata direttamente dal Cremlino attraverso il fedele Janos Kadar, il suo mandato durerà fino alla caduta del muro di Berlino e dei regimi comunisti in Europa Orientale.
Fino ad allora l’Ungheria non vedrà mai più il sole.
postato da: KorvoRosso alle ore settembre 30, 2006 21:16 | Link | commenti (2)
categoria:rivoluzioni
martedì, 26 settembre 2006
UN ALTRO SOLDATO ITALIANO MORTO IN GUERRA. CHE CONTINUANO A CHIAMARE "MISSIONE DI PACE"
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Attentato contro i militari italiani a Kabul, rivendicato dai Taleban. Un morto e cinque feriti, di cui due in gravi condizioni.
I militari italiani, riferiscono al comando di Italfor, stavano svolgendo una "normale attività di pattuglia" nel distretto di Chahar Asyab, circa 10 chilometri a sud di Kabul. Erano a bordo di 3 veicoli blindati leggeri 'Puma', l'ultimo dei quali è stato centrato dall'esplosione di un ordigno improvvisato, "probabilmente azionato a distanza". Dei 6 militari che si trovavano sul mezzo, uno è morto e due sono rimasti feriti gravemente e gli altri 3 hanno riportato solo contusioni e leggere lesioni.
La vittima si chiamava Giorgio Langella. Originario di Imperia, 31 anni, sposato, era caporal maggiore capo del 2/o Reggimento alpini di Cuneo. Come gli altri feriti era inquadrato nel Battle group 3, cioé l'Unità di manovra che ha il compito di mantenere la sicurezza nell'area della capitale afgana, negli ultimi tempi sempre più tormentata. L'esplosione, riferisce un comunicato del comando di Isaf, ha ucciso pure un bambino.
Langella è il settimo italiano caduto in Afghanistan in seguito ad attentati o incidenti dall' inizio della missione. Le altre vittime sono Bruno Vianini, Giovanni Bruno, Michele Sanfilippo, Manuel Fiorito, Luca Polsinelli (questi ultimi due morti a seguito di un attentato a Kabul il 5 maggio) e Giuseppe Orlando, morto mercoledì scorso in un incidente stradale durante una normale attività di pattuglia condotta nel distretto di Chahar Asyab, la stessa località dove è avvenuto l'attentato di oggi. Un ottavo militare, il tenente colonnello Carlo Liguori, è morto il 2 luglio scorso ad Herat in seguito ad un malore.
 
ALTRO CHE MISSIONE DI PACE. QUESTA E’ GUERRA.
 
FUORI LE TRUPPE ITALIANE DALL’AFGHANISTAN, ADESSO!
postato da: KorvoRosso alle ore settembre 26, 2006 15:43 | Link | commenti (5)
categoria:guerra
domenica, 24 settembre 2006
SIMMEL DIFESA: I MERCANTI DI MORTE SBARCANO AD ANAGNI
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La Simmel Difesa è un’azienda italiana produttrice di armamenti da guerra, tra cui missili, mine anti-uomo e le famigerate cluster bomb. Ha la sua sede amministrativa e il suo stabilimento produttivo a Colleferro nelle sede dell’ex Snia BPD. Ha rilevato di recente l’area dismessa dalla Winchester in località La Macchia, territorio di Anagni. Per farci cosa? Certamente non asili nido o centri per anziani, SICURAMENTE PER PRODURRE STRUMENTI DI MORTE E DISTRUZIONE da distribuire nel mondo, PERCHE’ SI FA PIU’ PROFITTO CON LE ARMI CHE NON CON GLI ASILI NIDO.
In coda all’articolo potete dare un’occhiata a chi è, a cosa è e cosa fa la Simmel Difesa: il tutto è stato rigorosamente COPIATO E INCOLLATO DAL LORO SITO, comprese le foto del loro macabro campionario.
 
CHE CI PROVINO I “PADRONI DELLA GUERRA”, MA NON SI ILLUDANO: NON CI RIUSCIRANNO. NON QUI.
SE NON RIUSCIREMO A FERMARE IL LORO PROGETTO CRIMINALE PER VIA ISTITUZIONALE, METTEREMO I NOSTRI CORPI SULLA STRADA DELLA SIMMEL DIFESA, SCANZANO INSEGNA. FUORI I MERCANTI DI MORTE DAL TERRITORIO DI ANAGNI, FUORI DALL’ITALIA, FUORI DALL’EUROPA, FUORI DAL MONDO!
 
 
SIMMEL DIFESA
Capitale Sociale: € 7.125.036,00
 
Cariche sociali 
Presidente e Amm.re Delegato  
 Davide MACCAGNANI
Direttore Generale
 Carlo  PISCITELLI
Vice-Direttore Generale  
Stefano MACCAGNANI
Direttore Commerciale e Marketing  
Francesco GARGIULO
Direttore Ricerca, Sviluppo e Progettazione  
Antonio  CARRIERO
 
Sede principale 
Sede Legale e Stabilimento
Indirizzo: Via Ariana Km. 5,200 - 00034 - Colleferro (RM)
Telefono: +39 06 97092400
Fax: +39 06 97092476
E-mail: info@simmeldifesa.com 

Altre sedi 
Sede Produttiva
Indirizzo: Via Vado del Ciocco, snc - 03012 - Anagni - (FR)
Telefono: +39.0775.746568
Fax: +39.0775.746580

E-mail: info@simmeldifesa.com 
 
Descrizione 
 
La Simmel Difesa - fondata nel 1948 - è l'unico produttore in Italia di munizionamento e spolette di medio e grosso calibro.
Simmel Difesa concentra le proprie attività nella progettazione, sviluppo, produzione e vendita di munizionamento convenzionale ed avanzato, spolette meccaniche ed elettroniche, propellenti, esplosivi, teste missilistiche, razzi e sistemi d'arma a razzo (FIROS 30) alle Forze Armate Italiane e del mondo.
Per garantire questo requisito, la Simmel Difesa adegua il proprio livello tecnico con costanti aggiornamenti delle proprie risorse nei settori della ricerca, dello sviluppo e della produzione.
L'ampia e lunga esperienza acquisita nel settore delle munizioni e spolette di prossimità e meccaniche, per impiego contro minaccia aerea e missilistica (cal. 40/70mm, 76/62mm e 127/54mm), garantisce alla Simmel Difesa una posizione primaria nel mondo. Inoltre, la Simmel Difesa è attualmente in grado di offrire formulazioni di "Esplosivo Insensibile" per il caricamento di munizioni, razzi e teste missilistiche, capace di soddisfare i più recenti requisiti di sicurezza al maneggio ed all'impiego.
Il Sistema Qualità della Simmel Difesa è certificato AQAP 110 e ISO 9001
 
Attivita' e prodotti 
-          Munizionamento convenzionale ed avanzato
-          Ripristino di munizioni e teste missilistiche
-          Spolette meccaniche ed elettroniche
-          Polveri di lancio
-          Esplosivi insensibili
-          Sistemi a razzo per impiego terra-terra e aria-terra
-          Teste di guerra per missili
-          Dispositivi di sicurezza e armamento
-          Addestramento ed assistenza tecnica
 
RICERCA E SVILUPPO
Simmel Difesa sta svolgendo attività di ricerca e sviluppo nei seguenti campi:
-          Cariche modulari per Obice da 155mm. Polveri Propellenti a basso impatto ambientale.
-          Esplosivi insensibili per caricamento di munizionamento, razzi e teste di guerra per missili.
-          Proiettili, Ogive per razzi e Teste di guerra per missili a frammentazione predeterminata ad alta efficacia.
 
Inoltre i programmi di R&D sono orientati nel settore delle spolette di prossimità di nuova generazione, per munizionamento navale, atte a garantire una più efficace protezione contro gli inganni elettronici (ECM), dell'effetto "Sea Clutter” ed una migliore determinazione del punto di scoppio, tali da massimizzare la letalità del sistema.
Inoltre per quanto attiene le teste di guerra per missili e i SAD, Simmel Difesa partecipa a vari programmi di sviluppo internazionali come ASTER ed IRIS.
Settori Attivita'
ARMI, SISTEMI DI ARMA E MUNIZIONAMENTO
    ARMI
      lanciarazzi
      spolette
      componenti di missili
    MUNIZIONAMENTO
      per cannoni ed armi portatili
      per cannone da 76 mm, per artiglierie antiaeree e anticarro
      per bombe, cariche di profondità e siluri
      parti metalliche di proiettili e bombe
      esplosivi e pirotecnici
 MANUTENZIONE, TRASFORMAZIONE E REVISIONE ARMI,
SISTEMI D’ARMA E MUNIZIONAMENTO
 
postato da: KorvoRosso alle ore settembre 24, 2006 18:03 | Link | commenti
categoria:guerra, politikanagnina
mercoledì, 20 settembre 2006
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: RADIO ROSSOVERDE, CAMERA DEI DEPUTATI E RAINEWS 24 IN DIRETTA SUL BLOG: COME USARLI

COME FORSE AVRETE GIA' NOTATO, SULLA COLONNA DESTRA SONO PRESENTI OLTRE AL BRANO MUSICALE DI SOTTOFONDO, ALTRI TRE LETTORI WMP: RIGUARDANO LE DIRETTE DI RADIO ROSSOVERDE, DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E DI RAINEWS24 E . QUANDO APRITE IL BLOG, I QUATTRO LETTORI PARTONO IN AUTOSTART SIMULTANEAMENTE, QUINDI PER UN CORRETTO ASCOLTO  DOVETE "STOPPARE" QUELLI CHE NON VI INTERESSANO, O TUTTI E QUATTRO SE VOLETE STARE IN SILENZIO. INOLTRE I VIDEO ALLA PRIMA CONNESSIONE (SOPRATTUTTO SU RAINEWS 24) SI BLOCCHERANNO IN CONTINUAZIONE: DOVETE AVERE LA PAZIENZA DI ASPETTARE CHE SCARICHINO TUTTO IL BUFFER  DOPODICHE' ASCOLTERETE E VEDRETE PERFETTAMENTE.

BUON ASCOLTO E BUONA VISIONE.

postato da: KorvoRosso alle ore settembre 20, 2006 10:43 | Link | commenti (1)
categoria:
domenica, 17 settembre 2006
IL COMPAGNO FAUSTO E I FASCISTI
Bertinotti ad AnagniFini-Fascista
Si  compagno Fausto, lo sappiamo: in quanto Presidente della Camera svolgi un ruolo istituzionale super partes che ti impedisce di rifiutare gli inviti ufficiali a dibattere con chicchessia, anche con i fascisti. Perché di fascisti si tratta, con buona pace del camerata bravo ragazzo della porta accanto Fini Gianfranco, che può fare tutti i viaggi che vuole a Gerusalemme, mettersi lo zucchetto ebraico anche quando dorme, può anche farsi circoncidere (possibilmente la testa, tanto è la stessa cosa…) ma fascista rimane, lui e tutta la sua banda di storici rifiuti tossici dell’umanità. Fascisti, almeno fino a quando nel suo partito che ha ancora la fiamma mussoliniana nel simbolo, militeranno parlamentari che ogni anno vanno in pellegrinaggio a Predappio sulla tomba del criminale Benito Mussolini. Almeno fino a quando questi tristi personaggi pretenderanno per i vigliacchi combattenti di Salò, per la Guardia Nazionale Repubblicana, per le Brigate Nere, per la X mas, per tutta questa feccia umana, la stessa dignità che è sacrosantamente riconosciuta agli eroici Partigiani. Almeno fino a quando non riconosceranno, TUTTI, che il fascismo è stato un orrore che ha devastato l’Italia e il mondo, e che l’Antifascismo è un valore assoluto, è il valore fondante della nostra Costituzione. Almeno fino a quando i nazional alleati continueranno, nella pratica politica quotidiana, a usare metodi fascisti, vedi le numerose aggressioni fisiche subite da militanti di sinistra, Anagni compresa, durante l‘ultima campagna elettorale. Almeno fino a quando il camerata Gianfranco non ci spiegherà cosa ci faceva a Genova nella sala operativa della Questura durante il g8 2001, mentre veniva assassinato Carlo Giuliani e mentre, il giorno dopo si compivano le mattanze di Bolzaneto e della scuola Diaz. Lo vorrebbe sapere anche Giuliano Giuliani, caro compagno Fausto, che su Liberazione di metà agosto ti ha scritto una splendida lettera a proposito di questo incontro che si prospettava. Anche lui capiva le tue ragioni istituzionali, ma pretendeva, pretende, giustamente, delle risposte. Fino ad allora valgono le parole pronunciate dal compagno Giancarlo Paietta, perseguitato dal fascismo e comandante partigiano durante la Resistenza, contro il dirigente missino degli anni 50 Augusto De Marsanich: "Con voi abbiamo finito di discutere il 25 aprile 1945".   Sia chiaro: siamo profondamente d’accordo con te quando dichiari ai fascisti che lo scontro fisico, i morti, la violenza che ha caratterizzato il rapporto tra comunisti e fascisti durante gli anni di piombo non debba ripetersi: non si ripeterà certo da parte nostra, ma con le “mani alzate” senza se e senza ma, questo no compagno, non più, mai più. A Genova abbiamo alzato le mani in migliaia, suore comprese,  davanti ai celerini che caricavano, e ci siamo presi fior di manganellate. La non violenza è un valore, la legittima difesa è un diritto e anche un dovere. Tu sai, compagno Fausto, quanto noi militanti ti vogliamo bene. Ti consideriamo un padre, siamo tutti praticamente politicamente innamorati di te, al punto che nelle nostre personali riflessioni a volte ci scopriamo imbarazzati a valutare se non stiamo sconfinando nel mai troppo deprecato culto della personalità. Non è così, e questo articolo lo dimostra, se ce ne fosse bisogno: tra un buon padre e un buon figlio, se il figlio ha una critica anche aspra da fare al padre, la fa, la deve fare proprio in ragione del rispetto che gli porta e del bene che gli vuole. E il buon padre farà tesoro di questa critica. Proprio perché vuole infinitamente bene al figlio.
postato da: KorvoRosso alle ore settembre 17, 2006 17:41 | Link | commenti (7)
categoria:politika
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